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Cent'anni di Futurismo

1-Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.

2-Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3-La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità[...]

5-Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6-Bisogna che il poeta si prodichi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.

8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! [...] poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

9-Noi vogliamo glorificare la guerra-sola igene del mondo-il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore [...]

10-Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria

11-Noi canteremo [...] le locomotive dall'ampio petto, [...] il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo[...]

Il manifesto del Futurismo appare il 20 Febbraio nel 1909 sul quotidiano francese Le Figarò e porta la firma di Filippo Tommaso Marinetti, padre fondatore e ideologo del movimento.

L’impatto e le ripercussioni che il movimento futurista ha determinato sulla società e sulla cultura dei primi del Novecento sono state notevoli, tanto da far parlare alcuni critici del Futurismo come dell’unica vera rivoluzione culturale del Novecento italiano, con risvolti anche in Francia, ma soprattutto in Russia e in Germania.

I primi anni del Novecento rappresentano un periodo denso di avvenimenti rivoluzionari: dalle scoperte tecnologiche dell’epoca  (il telegrafo senza fili, la radio, l’aeroplano) che aprivano nuove possibilità sulla comunicazione a lunga distanza, ai progressi del settore industriale, con la diffusione delle catene di montaggio, fino agli stravolgimenti politici che preludevano al primo conflitto mondiale, contribuendo all’instaurarsi di un clima animato da un inquieto “vento” di novità e voglia di  innovazione e di progresso.

Questa voglia di dinamismo e di velocità si esprime in letteratura attraverso l’adozione di un linguaggio nuovo, in netta contrapposizione con la cultura del precedente decadentismo di Carducci, Pascoli e D’Annunzio. Il disordine delle parole viene preferito al sentimento romantico e al continuo richiamo al passato dei decadenti.

Scrive Marinetti: “…bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono…si deve abolire l’aggettivo..l’avverbio..la punteggiatura..” Al paroliberismo concorsero letterati del calibro di Palazzeschi, Buzzi, Cavacchioli, Folgore.

Ai letterati futuristi si contrappongono ben presto gli autori crepuscolari come Guido Gozzano, con l’amore per le “piccole cose di pessimo gusto”, per l’intimità e la vita tranquilla in contrasto con i miti della macchina e della grande metropoli.

Ma tra le più alte espressioni artistiche del Futurismo, senza dubbio la pittura assurge a ruolo chiave nel rendere ragione del significato e degli obiettivi del movimento artistico:

“….voi ci credete pazzi. Noi siamo invece i Primitivi di una nuova sensibilità completamente trasformata. Fuori dall'atmosfera in cui viviamo noi, non sono che tenebre. Noi Futuristi ascendiamo verso le vette più eccelse e più radiose, e ci proclamiamo Signori della Luce, poiché già beviamo alle vive fonti del sole."

(da il Manifesto tecnico della pittura futurista di Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini -11 Aprile1910)

Per quel che concerne la pittura, all'origine del futurismo italiano come avanguardia artistica c’è il cubismo francese. L'importanza del cubismo a partire del 1910 fu tale da influire anche su altri movimenti nazionali europei come l'espressionismo di Brucke in Germania.

Nel primo futurismo lo stile è dissociato tra le due fugure cruciali del movimento: Umberto Boccioni, che dà vita ad una pittura simbolica che si avvale di vorticose metafore del progresso, e Giacomo Balla, che si affida a sequenze di fotogrammi per dare idea del movimento e del progresso.

Anche il secondo futurismo, che si sviluppa due anni dopo la morte di Umberto Boccioni nel 1918, non presenta in realtà una vera unità stilistica: appare nel suo insieme come un movimento eclettico. Importante in questa fase la comparsa del geometrismo di Balla e Depero. Dal 1925 al '40, gli artisti futuristi riprendono e variano, contaminandole con il surrealismo e la metafisica, le premesse poste da Braque e Picasso garantendo in tal modo una continuità tra primo e secondo futurismo.


I Futuristi volevano cambiare il mondo attraverso una travolgente rivoluzione, e unire la vita all’arte in una meravigliosa, grande utopia, rompendo ogni legame con la tradizione borghese e con i retaggi del passato. La grande vitalità dell’avanguardia futurista fu quella di aver pervaso trasversalmente le arti: la fotografia e il cinema (i Bragaglia), la musica e il teatro (Russolo, Pratella), le arti decorative, la pubblicità e la moda (Balla, Depero, Prampolini, Dottori), e persino la gastronomia, con le proposte di accostare nuovi sapori d elementi fino ad allora “separati senza fondamento”.

Numerose le mostre e le iniziative commemorative dei cent’anni del Futurismo lungo tutta la penisola: da “L’eredità del futurismo” al Palazzo Reale di Milano, fino ad “Avanguardia-Avanguardie” a Roma (Scuderie del Quirinale), dalla mostra al Palazzo Saraceni a Bologna fino a “Puglia, Futurismo e ritorno”, l’esposizione celebrativa a Bari.

C’è chi ha scritto che il Futurismo è stato tra i pochi eventi che nel Novecento ha posto l’Italia in prima fila: a cent’anni dalla pubblicazione del Manifesto programmatico, per profani e non, vale la pena riscoprire e apprezzare le mille facce di un’avanguardia tutta italiana.

Alessandra Soriano

[17-03-2009]

 
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