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Colleferro, rifiuti tossici nel termovalorizzatore

13 arresti, traffico illecito di rifiuti

i controlli dei Carabinieri nell'impianto di Colleferro

13 arresti domiciliari e 25 indagati in tutto in un’inchiesta coordinata dalla procura di Velletri che all’alba ha portato presso il termovalorizzatore di Colleferro scalo 80 carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico di Roma, diretti dal capitano Pietro Rajola pescarini, che hanno posto sotto sequestro l’impianto.

Il gip ha autorizzato la prosecuzione delle attività ma sotto la vigilanza dei carabinieri. A Colleferro, secondo l’accusa, finivano rifiuti, anche pericolosi, in violazione a tutte le norma vigenti.
Il materiale arrivava dal Lazio, ma anche dalla Campania, accettato sui registri delo stabilimento con diciture in codice, quali "munezza", pezzatura grossa o scadente.

In manette, tra gli altri Giuseppe Rubrichi, procuratore dell’Ama con poteri cul ciclo integrato dei rifiuti, il direttore tenico dell’impianto  Paolo Meaglia e la responsabile della gestione dei rifiuti Stefania Brida.

E poi legali rappresentanti, responsabili tecnici di società di intermediatori e chimici. Pesanti le accuse: traffico illecito di rifiuti, falso, truffa aggravata ai danni dello steso, ma anche accesso abusivo ai sistemi informatici, violazione dei valori  limite delle emissioni in atmosfera e favoreggiamento personale. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nella provincia di Roma, di Latina, ma anche a Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia Grosseto e Livorno, segno di un sistema articolato, con ramificazioni in tutto il centro sud. Le indagini, partite dalla denuncia di un ex dipendente, si sono avvalse di ispezioni e controlli agli impianti.

Secondo la magistratura da mesi era in atto anche un vero e proprio condizionamento nei confronti degli oeprai, con tanto di sospensioni e contestazioni disciplinari, per far si che nessuno collaborasse con l’autorità giudiziaria. Ora la stessa magistratura dovrà verificare se a colleferro siano state prodotte pericolose immissioni di fumi nell’ambiente circostante, un ambiente quello del valle del sacco gia’ da decenni sottoposto a notevole inquinamento industriale.

[09-03-2009]

 
 
 
 
Commenti
  • brutium1[11-03-2009 09:49:58]

    Eh nò,caro Geppetto...quello che è avvenuto a Colleferro non dimostra l'inaffidabilità dei termovalorizzatori:in Germania ad esempio dai rifiuti(anche quelli che noi gli mandiamo,pagando anche dei soldini)ne estraggono energia,cosa che noi poi dobbiamo "ricomprare" a caro prezzo.Quello che è successo dimostra solamente che questi termovalorizzatori devono essere gestiti solo dall'ARPA.Le agenzie regionali per l'ambiente che essendo pubbliche,noi cittadini italiani(con i nostri soldi)dobbiamo pagare.Quindi il concetto dovrebbe essere:SI ai termovalorizzatori,NO alla gestione dei privati degli stessi

  • Geppetto[10-03-2009 16:23:14]

    Il tutto dimostra con quale facilità sia possibile operare illegalmente mettendo a rischio la salute pubblica e contamninando l'ambiente. Questa tecnologia è inadeguata al contesto italiano dove non è in funzione una raccolta differenziata spinta che garantisca già a monte la netta separazione dei rifiuti e quindi una filiera nettamente separata tra scarti da trattare differentemente. Solo le 3R (Riduzione, Recupero e Riciclo) possono offrire un approccio tecnologico con prospettive anche per il futuro. Incenerire serve solocome ottimo business per le lobbies industriali del settore e ad infiltrare mafie di vario genere.

 
 
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