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L'arte della pubblicità

Al Casino dei Principi di Villa Torlonia manifesti, bozzetti, libri

Di Giuseppe Duca

“È necessario oggi, in una civiltà che sta diventando di massa, che l’artista scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l’insegna del macellaio (se la sa fare)”. L’artista milanese Bruno Munari sintetizza così l’evoluzione del rapporto tra arte e pubblicità, nato allo scorcio dell’Ottocento e sottoposto a mutamenti radicali nel periodo tra le due guerre mondiali. Sono anni di grandi cambiamenti politici, di sviluppo industriale, di conquiste ed entusiasmi per la modernità. Nascono nuovi miti, nuove esigenze legate all’informazione di massa, alla propaganda, alla espansione dei mercati.

Le opere presenti nella mostra “L'arte della pubblicità. Il manifesto italiano e le avanguardie. 1920-1940”, fino al 24 maggio al Casino dei Principi di Villa Torlonia, illustrano l’evoluzione dell’arte della pubblicità attraverso manifesti, bozzetti, libri delle avanguardie artistiche tra il 1920 ed il 1940. Un percorso che, dalle raffinatezze grafiche degli inizi del Novecento e dal nitido segno e gli accesi cromatismi del Futurismo, approda ai modi dell’espressionismo e ai rigori del razionalismo.

Il materiale esposto proviene dal “Massimo & Sonia Cirulli Archive” che si occupa da 25 anni di Arte italiana del XX secolo con sedi a New York e Bologna. Si tratta della più importante e più ampia collezione privata di manifesti storici oggi esistente in Italia, valida testimonianza del ruolo attivo svolto dalla pubblicità nei profondi cambiamenti che interessarono arti e società, tra la fine della prima Guerra Mondiale e l’inizio della Seconda. In quella particolare stagione creativa molti dei maggiori artisti dell’epoca – da Duilio Cambellotti ai futuristi Balla, Depero, Tato e Trampolini, a Sironi e Lucio Fontana - arricchirono il mondo del manifesto pubblicitario partecipando attivamente a questa nuova forma espressiva. La sperimentazione in campo artistico si confrontava con la propaganda politica e le prime forme di mercato di massa rivelando l’enorme potere simbolico, comunicativo e universale dell’arte pubblicitaria.

Molti gli artisti presenti in esposizione, tra i quali Leonetto Cappiello, Marcello Dudovich, Nicolaj Diulgheroff, Gino Boccasile, Erberto Carboni, Bruno Munari, Sepo, Federico Seneca, con opere dal segno essenziale, accostamenti cromatici audaci e grande varietà di linguaggi grafici. Al valore artistico delle opere si aggiunge quello storico che fa del manifesto pubblicitario una testimonianza viva della situazione politica del tempo, del costume, delle grandi imprese industriali italiane del ‘900 e del loro sviluppo economico.

[07-03-2009]

 
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