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Inquinamento Valle del Sacco

quattro indagati per disastro colposo

Per l’avvelenamento della valle del Sacco si procede per disastro colposo. E’ questa l’accusa nei confronti del direttore dello stabilimento della centrale del latte di Roma, di quello della Caffaro SrL, del legale del consorzio CSC di Colleferro e il responsabile tecnico dello stesso consorzio che hanno ricevuto questa mattina quattro avvisi di garanzia.

L'accusa è che abbiano, in cooperazione colposa, contaminato i siti della Valle del Sacco, destinati a insediamenti abitativi, agricoli e di allevamento, con conseguente pericolo per l' incolumità e la salute pubblica.

Con l'avvelenamento delle acque, destinate all'irrigazione e all'abbeveraggio degli animali, i 4 avrebbero causato anche la contaminazione dei prodotti destinati al consumo umano, in particolare del latte. Sostanze nocive finite sulle tavole dei consumatori, come il beta-esa cloro cicloesano, derviato dalla sintesi dell'insetticida Lindano.

Le indagini svolte hanno permesso di appurare la presenza nell'area, di un inquinamento diffuso causato in prevalenza dai derivati della lavorazione del "lindano", un pesticida prodotto fin dagli anni '50 ed utilizzato in campo agricolo fino alla fine degli anni '80, scaturito dall'area di produzione industriale ex SNIA BPD e propagato lungo il corso del fiume Sacco e nelle falde acquifere ad esso circostanti.

I primi fatti si possono far risalire al dicembre 2004, quando un allevatore di Segni comunica al Servizio veterinario di Colleferro che il latte da lui prodotto veniva rifiutato da alcune settimane dalla Centrale del Latte di Roma, a causa di una sostanza non meglio identificata evidenziata dalle analisi chimiche condotte sul latte da lui conferito.

Il Servizio Veterinario di Colleferro, a sua volta, ha eseguito analisi e ha trovato la presenza oltre i limiti del beta-esaclorocicloesano (ß-HCH) oltre che nel latte del primo allevatore, anche nel latte di altri, facendo scattare un piano di emergenza sanitaria. La procura della Repubblica di Velletri delegava i primi accertamenti ai carabinieri del N.A.S. per gli aspetti di carattere sanitario e subito dopo il territorio interessato dagli inquinanti (zona industriale, depuratori industriali, terreni agricoli, flora e fauna del Fiume Sacco e dei territori limitrofi), veniva costantemente monitorato dal Comando Stazione Forestale di Segni con il supporto del Nucleo Investigativo Centrale del Corpo forestale dello Stato  e dai carabinieri del NOE di Roma.

Le attività di monitoraggio, unitamente a numerosi controlli e campionamenti fatti dall'Arpa, hanno determinato: il sequestro di diverse aree, che sono state messe successivamente in sicurezza; la delimitazione di aree definite a rischio attraverso la marcatura delle fasce di rispetto; il sequestro del complesso industriale di proprietà della società Caffaro S.r.l. denominato "area Chetoni" all'interno della ex Snia-Bpd.

 

II PARTE

 

[03-03-2009]

 
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