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Goielliere Mastrolorenzi

''credeva di averla uccisa e si č impiccato''

Forse pensava di averla uccisa, invece lei era solo svenuta: il gioielliere Massimo Mastrolorenzi ha visto la sua donna riversa a terra e grondante di sangue, Michelina Brufani, e ha probabilmente ripercorso i fatti del 2003 quando uccise due rapinatori che erano entrati nel suo negozio per portagli via merce e incasso.

Era stato proprio lui a pestare a sangue, per gelosia, la convivente Michelina Brufani. All´idea di non vederla più - dicono i carabinieri - ha ceduto e ha deciso di togliersi la vita, nel loro appartamento in via Casalotti.

Il gioielliere non si era più ripreso dal quel maggio del 2003 dopo quella rapina nella sua gioielleria: era stato in cura presso un centro d´igiene mentale ed era stato trovato dai carabinieri che girava in stato confusionale per il quartiere con tre pistole nel bagagliaio dello scooter.

Negli ultimi mesi però il suo stato era sembrato aggravarsi. Per chi lo conosceva bene, da quella rapina del 2003, Mastrolorenzi "non si era più ripreso".

E dopo il 20 febbraio scorso, il pm Erminio Amelio aveva riformulato l´accusa nei confronti del gioielliere: non più eccesso di legittima difesa ma duplice omicidio volontario, dando seguito a quanto sollecitato dal giudice monocratico davanti al quale il gioielliere era invece imputato per eccesso colposo di legittima difesa. Mastrolorenzi avrebbe sparato mentre i ladri erano di spalle e disarmati. Inoltre, sempre secondo il magistrato, il gioielliere, al momento degli spari, non era sottoposto ad alcun rischio ma avrebbe aperto il fuoco solo per difendere il proprio patrimonio.

 
 

[28-02-2009]

 
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