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Uccise due rapinatori nel 2003

accusato di omicidio volontario, si suicida

Si è ucciso , il gioielliere romano sotto processo per omicidio: il 9 maggio 2003 uccise due rapinatori. L'uomo si è impiccato nel suo appartamento di via di Casalotti. Pochi giorni fa le accuse nei suoi confronti erano cambiate, aggravandosi: da eccesso di legittima difesa a duplice omicidio volontario.

"La pagherete tutti", ha urlato il figlio di Mastrolorenzi arrivando sotto casa del padre. Il giovane ha dato sfogo alla sua disperazione in strada, dove molti residenti e curiosi si sono fermati dopo aver appreso la notizia del suicidio. Poi la rabbia contro i giornalisti ed i fotografi presenti, che il figlio di Mastrolorenzi ha minacciato. "Vi veniamo a cercare sotto casa", ha gridato il ragazzo, e ancora: "Avete già pubblicato le foto a suo tempo sui giornali". Disperati anche altri familiari che dopo aver appreso la notizia della morte del gioielliere sono accorsi.

Giampaolo Giampaoli e Roberto Marai, 32 e 25 anni, entrarono nel negozio di Mastrolorenzi a Testaccio. Picchiarono e legarono l'uomo che però riuscì a liberarsi e impugnata l'arma sparò cinque colpi di pistola, che uccisero i due uomini.

Dopo oltre un anno le indagini si conclusero: secondo il pm Erminio Amelio, la condotta del gioielliere, indagato a piede libero, andava inquadrata nella fattispecie dell'omicidio volontario. Mastrolorenzi, dopo essersi liberato delle fascette di plastica che gli stringevano i polsi, impugnò la sua pistola, una calibro 38 special Smith&Wesson, ed esplose cinque colpi: due raggiunsero Giampaoli, due Marai, uno finì contro la vetrina. Ma l'arma delle vittime, afferma il magistrato, era una pistola a salve, che non subì "alterazioni della struttura né modifiche in grado di renderla offensiva". Da qui la catalogazione come "arma giocattolo di libera vendita".

Mastrolorenzi, prima di essere rinviato a giudizio per eccesso colposo di legittima difesa il 20 ottobre del 2006, era stato prosciolto, l'11 marzo del 2005, dal gup Giorgio Maria Rossi che aveva ritenuto che l'imputato avesse agito per legittima difesa. La sentenza era stata annullata successivamente dalla quarta Corte d'appello per vizi di forma e il procedimento era tornato, quindi, al vaglio del giudice di primo grado.

Il gioielliere, che non ha mai passato un giorno in carcere, era anche stato coinvolto in una seconda vicenda giudiziaria conclusa con una condanna a otto mesi di reclusione e 400 euro di multa per porto e detenzione di armi: i carabinieri lo bloccarono in evidente stato confusionale mentre girava per il quartiere a bordo di uno scooter portandosi appresso tre pistole regolarmente denunciate

Il 20 febbraio di quest'anno, il pm Erminio Amelio aveva riformulato l'accusa nei confronti del gioielliere: non più eccesso di legittima difesa ma duplice omicidio volontario, dando seguito a quanto sollecitato dal giudice monocratico davanti al quale il gioielliere era invece imputato per eccesso colposo di legittima difesa. In quell'occasione il giudice che era chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di condanna per Mastrolorenzi formulata dal pm, aveva rimandato, appunto, gli atti alla procura perché procedesse con la diversa contestazione di omicidio volontario.

 

 
 

[27-02-2009]

 
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