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Avanguardia, avanguardie

un secolo di Futurismo in una grande retrospettiva

Di Nicola Navazio

In concomitanza dei cento anni dalla pubblicazione del Manifesto di Tommaso Marinetti su Le Figaro, si è aperta in questi giorni alle Scuderie del Quirinale una grande rassegna espositiva dedicata al Futurismo, dal titolo “Avanguardia, Avanguardie”. Un secolo che Roma, come molte altre città italiane, celebrerà nelle prossime settimane con incontri, dibattiti e spettacoli.

L'importante iniziativa è stata organizzata con il Centre Pompidou di Parigi e la Tate Modern di Londra, una dimensione internazionale per il movimento che ebbe un ruolo di cardine tra le avanguardie europee del primo '900''. Il Futurismo è tutto italiano anche se, proprio a partire da Marinetti, fa i conti con la cultura francese, in particolare con il continuo dialogo tra artisti nella Parigi del tempo.

L'edizione romana di questa mostra dal sapore internazionale è stata senza dubbio una sfida. Molti critici avevano visto nell'allestimento del Centre Pompidou dei mesi scorsi, una sorta di preponderanza del Cubismo, come se il movimento di Marinetti ne fosse una costola. Il commissario italiano della rassegna, Ester Coen, ha quindi faticato non poco per riuscire a riequilibrare la selezione delle opere e testimoniare quindi, con un percorso rigoroso, l'assoluta priorità italiana in quelli anni cruciali del primo decennio del '900 e lo scambio fluente e continuo tra gli artisti delle diverse scuole.

Il percorso espositivo è elegante, senza didascalie e cartelli illustrativi (ciascun visitatore viene comunque fornito all'ingresso di una pubblicazione illustrativa) che parte da un diluvio di lettere e parole luminose lungo la rampa che sale al primo piano. Lì si ricostruisce, come già al Pompidou, la prima mostra futurista, che si svolse appunto a Parigi, all'epoca capitale incontrastata dell'arte, nel 1912.

Ecco i Boccioni, i Carrà, i Severini che raccontano metropoli piene di luci, notti industriali squarciate dai fari, un'idea della modernità sposata al dinamismo. C'é tutto il senso dell'azzardo che contraddistingue il Movimento, in un clima nazionale che, agli inizi del XX secolo, era ancora fortemente segnato dal legame con la tradizione. La quale del resto rimane nella composizione e nella struttura dei capolavori di Boccioni degli anni successivi, allestiti, con quelli di Balla, al piano superiore a testimoniare l'incontro con Cubismo e Vorticismo, le magnifiche tele di Braque, Leger, soprattutto Picasso. L'originalità e la forza di innovazione di quelle avanguardie rimangono ancora oggi, a cent'anni di distanza intatte e vitali e alle Scuderie del Quirinale il pubblico può provare l'emozione di un incontro irripetibile con opere famosissime, all'epoca considerate di totale rottura e oggi diventate i grandi “classici” del Novecento internazionale.

Tele imperdibili come “La Risata” di Umberto Boccioni o “I funerali dell'anarchico Galli” dal Museum of Modern Art di New York, “Le grand nu” di Georges Braque o “La femme assise dans un fauteuil” di Pablo Picasso dal Centre Pompidou, “La stazione di Milano” di Carlo Carrà o “Le voci della mia stanza” di Gino Severini dalla Staatsgalerie di Stuttgart o dalla Pinacoteca di Monaco “I Volumi orizzontali” di Umberto Boccioni accanto a opere insolite e rare da più di 30 musei e collezioni internazionali per conoscere, apprezzare, rivivere e ripensare un grande momento di svolta della nostra storia dell'arte.  
 

 
 

[26-02-2009]

 
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