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Giotto e il trecento

grande retrospettiva romana dedicata all'artista

Di Manuela Navazio
 
“Una grande mostra. Un evento culturale che per le opere esposte e la loro quantità può essere considerato unico”. Con queste parole, il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, ha descritto l’evento di arte che Roma si appresta ad ospitare in questo scorcio di stagione. Il Complesso del Vittoriano, infatti, dal prossimo 6 marzo ospiterà l’attesissima mostra “Giotto e il Trecento. Il più Sovrano Maestro stato in dipintura”. Non si tratta solo di un evento culturale, ma anche un evento civile e democratico. Infatti, guardare un quadro di Giotto ci fa diventare certamente dei cittadini migliori. Parlare di Giotto è quindi cercare di ritrovare le sorgenti più profonde della nostra società. Ad oltre settanta anni dall’ultima rassegna sull’artista allestita agli Uffizi nel 1937, questa di Roma è la prima grande mostra realizzata fuori Firenze. Oltre 150 opere, 20 delle quali direttamente eseguite da Giotto, tutte di altissimo livello raccolte per la prima volta per ripercorrere nella sua interezza il percorso figurativo giottesco. Polittici, opere su tavola, sculture, manoscritti e oreficerie di pregio danno l’idea di Giotto non solo pittore, ma un artista europeo che riesce a trasmettere il messaggio sereno di un cristianesimo appagante. Giotto è stato uno dei più celebrati esegeti, prima che uno dei grandi pittori. Attraverso questa mostra, dunque, si può ritrovare il disegno, la prospettiva della nostra identità, anche per i non credenti.

La mostra sarà anche l’occasione per importanti restauri che verranno presentati in anteprima assoluta, come quello del “Polittico di Badia” di Giotto dal Museo degli Uffizi. Ma soprattutto, con questa rassegna si vuole ricostruire la situazione artistica italiana tra l’ultimo decennio del XIII secolo e prima metà del XIV, attraverso gli spostamenti di Giotto avvenuti in ben otto regioni italiane lasciando in ognuna le sue indelebili tracce anche nel tratto artistico degli artisti che lo hanno conosciuto. Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio, Campania sono questi i luoghi dove, da ambasciatore della cultura di Firenze, ha lasciato testimonianze della sua arte. E numerosi gli artisti giotteschi. Da Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti. Gli scultori come Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio.Tra gli orafi Guccio di Mannaia, Andrea Pucci Sardi. Tra i miniatori Cristoforo Orimina e il Maestro del Codice di San Giorgio. Tutti rappresentati nella manifestazione romana con opere che provengono dalle più importanti istituzioni museali ed ecclesiastiche sia italiane che straniere.

[26-02-2009]

 
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