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Le ''Illuminazioni'' di Arthur Rimbaud

alla sua icona si sono ispirati artisti ''estremi'' del Novecento, da Jim Morrison e Bob Dylan, da Patty Smith a Jean Michel Basquiat

di Alessandra Soriano

Jean-Nicolas Arthur Rimbaud nasce il 20 ottobre 1854 a Charleville, nelle Ardenne francesi, da una famiglia benestante. La sua infanzia è segnata dall’impronta oppressiva della madre, soprattutto dopo l’abbandono di casa Rimbaud da parte del padre, ufficiale di carriera, che lascia la famiglia quando Arthur ha appena 6 anni.

Ciononostante egli si dimostra un allievo modello, e si distingue per l’eccezionale precocità con cui compone in versi latini (le sue prime composizioni risalgono al 1864, quando il poeta aveva solo 10 anni), tanto da essere giudicato pronto in anticipo per il baccalaureato.

Fondamentale per la formazione del giovane Rimbaud è Georges Izambard, professore di “rhetorique”che, in contrasto con la volontà materna, lo incoraggia nelle sue aspirazioni di poeta e lo introduce alla lettura dei poeti contemporanei.

Nel frattempo con la sconfitta della Francia nella guerra franco-prussiana, cade l’Impero il 4 settembre del 1870 e pochi mesi dopo ha inizio la Comune. Rimbaud è profondamente insofferente del clima borghese che si respira nelle campagne della Francia del Nord, ed è desideroso di unirsi al popolo in rivolta (nel maggio 1871 i parigini vivranno infatti la celebre “settimana di sangue”), per cui nel Luglio del 1870, a soli 16 anni, tenta una prima fuga da Charleville, ma viene subito arrestato per non aver pagato il biglietto del treno.

Prontamente rilasciato grazie all’aiuto di Izambard, è costretto a tornare a casa. In realtà questo è solo il primo di una serie di tentativi di fuga  che caratterizzano l’adolescenza del poeta, tormentato e ribelle, che alla fine nel febbraio 1871 riesce a raggiungere Parigi, e lì scriverà poesie sulla Comune ma soprattutto esporrà per la prima volta il suo “manifesto programmatico”, attraverso le lettere al suo maestro Izambard e all’amico poeta Paul Demeny. Sempre nei salotti parigini conoscerà l’amico (e l’amato) Paul Verlaine, più vecchio di lui di dieci anni e con cui manterrà una scandalosa relazione fino al 1873. Verlaine rimane profondamente affascinato dai testi di Arthur, e proprio agli anni della loro relazione risalgono “Il battello ebbro”, il poemetto “La beaute ivre”.

Rimbaud rivendica il ruolo evocativo che deve avere la poesia nel far emergere dalle profondità dell’animo la voce dell’inconscio, e affinchè tale sfogo possa risultare veritiero e puro, il poeta deve attraversare gli abissi, toccare il fondo, “incanaglire”, per poi riemergere e, in una catarsi liberatoria, scrivere.

...“dico che bisogna essere veggente, farsi veggente. Il poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso sregolamento di tutti i sensi..”; tale percorso può portare alla perdizione eppure, nell’attimo in cui si arriva a toccare con mano il buio fondo della propria anima, ecco che si riceve una momentanea verità, un’illuminazione.

Illuminations (Illuminazioni) viene alla luce durante un periodo trascorso dal poeta presso la sua famiglia a  Roche, subito dopo la fine della relazione con Verlaine, che in un accesso di gelosia gli aveva sparato ferendolo al polso.
Insieme a “Une seison en enfer” (“Una stagione all’inferno”) rappresenta uno dei testi più trasgressivi scritti da Rimbaud, che si libera da ogni retaggio con la tradizione, sia da un punto di vista epistemologico che formale.
Il poeta deve necessariamente liberarsi dagli archetipi e schemi proposti dalla società e dalla cultura vigente, per ricongiungersi al nucleo puro dell’essere,  deve spersonalizzarsi per raggiungere la verità:”Je est un autre”, ovvero “io è un altro”.

Ha osservato Mario Luzi, “…le Illuminazioni non sono infernali ma cantano una felicità intravista  e perduta per sempre…”; con quest’opera “…una fase matura e satura della civiltà occidentale è quasi visceralmente significata dalle irrisioni, dai deliri, e dagli incantamenti di un poeta giovinetto, tenero e furente”.
Lunga è la lista degli artisti che in epoche successive si sono ispirate al poeta giovinetto, dai simbolisti ai surrealisti, da Renè Char fino ai più recenti poeti europei e americani; la sua immagine di ribelle e di “sregolatore” dei sensi ha rappresentato un’icona ispiratrice per artisti del nostro tempo considerati “estremi” come  Jim Morrison, Bob Dylan nella musica, Jean Michel Basquiat nell’arte.

Poggio i gomiti sul tavolo, la lampada illumina
molto vivamente questi giornali che sono tanto stupido
da rileggere, questi libri senza interesse
                                      …

Nelle ore di amarezza immagino sfere di zaffiro, di
metallo. Sono  signore del silenzio. Perché una parvenza
di spiraglio illividirebbe all’angolo della volta?

Illuminations, V (trad. di I. Margoni e C. Colletta)

[17-02-2009]

 
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