
Sullo sfondo dell’america suburbana degli anni ’50 assistiamo allo scorrere della vita della famiglia Wheeler; April casalinga disperata, Frank grigio impiegato come tanti. Un matrimonio che si barcamena tra amore e odio, insoddisfazione e fragili illusioni, giungendo precipitosamente alla deriva.
Sam Mendes, regista del noto AMERICAN BEAUTY e dell'ultimo JARHEAD, riesce in tre intenti non da poco con questa sua ultima opera: adattare fedelmente il bel romanzo di Richard Yates da cui è tratta la pellicola, girare il suo film più riuscito e riunire dopo 12 anni la coppia Kate Winslet - Leonardo DiCaprio, che ci regala qui una delle loro migliori interpretazioni. Immerso nella splendida fotografia di Roger Deakins, stile pastello alla Norman Rockwell, il regista grazie ad uno straordinario cast - da citare la vicina di casa Kathy Bates e il figlio Michael Shannon - demolisce pian piano l’american way of life fino a coinvolgere ognuno di noi.
Evitando le semplificazioni e i didascalismi tipici dei suoi film precedenti qui Mendes scava in profondità, facendo emergere la sua natura di regista teatrale, attraverso una messa in scena fredda e che si tiene a distanza ma lasciando sempre in proscenio gli attori, che con il procedere del film infiammano la materia di cui è fatta la pellicola; a conferma di questo la scelta di distaccarsi man mano dai quadretti dalla perfetta composizione d’inizio film, per cedere ad una nervosa e sempre più presente camera a mano. Procedendo attraverso un crescendo, angosciante per lo spettatore, si arriva stremati verso un finale che assume tinte horror per poi sfumare in un non meno terrificante e beffardo epilogo. I personaggi che abitano in Revolutionary road non sono in grado di capire chi siano e tanto meno ad ammettere a se stessi la propria natura, e per questo sfuggono a quelle possibilità di fuga che disperatamente ed ipocritamente in realtà sembrano cercare.
Questi stereotipati personaggi anni ’50 potrebbero sembrare lontani da noi ma il catalogo di malesseri, frustrazioni e incomunicabilità che traspaiono dai loro dialoghi sono quanto mai attuali e se il filn non riesce a distruggere l’anima ma solo colpire allo stomaco, a differenza dell’opera di Yates, è dovuto ad alcune pecche di sceneggiatura e lentezze di regia. Un cinema di grande classe ma che non riesce del tutto a diventare grande.

[15-02-2009]
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