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Gregorio Guglielmi in mostra

fino al 15 marzo

Di Manuela Navazio

Il magnifico Refettorio Vanvitelliano dell'Ex Convento di Sant'Agostino, sede dell'Avvocatura Generale dello Stato, che apre al pubblico per la prima volta, ospita fino al 15 marzo una mostra dedicata al pittore settecentesco Gregorio Guglielmi, tra i più celebrati del suo tempo e conteso dai sovrani di tutta Europa, da Dresda e Vienna a Bruxelles e Berlino fino a San Pietroburgo.

L’importante esposizione, ad ingresso gratuito, raccoglie una ventina di dipinti e bozzetti, provenienti da collezioni internazionali e allestiti intorno allo scenografico affresco “La moltiplicazione dei pani e dei pesci” con cui Guglielmi nel 1750 decorò la vasta sala del monumento agostiniano. Il grande Vanvitelli non lo amava. Non capiva infatti come armonizzare quell'affresco scenografico, realizzato nei toni dell'Arcadia, con l'architettura del suo magnifico Refettorio. "Vanvitelli detestava Guglielmi e abbiamo pensato a questa esposizione per capire se tale avversità fosse artisticamente motivata", ha spiegato il soprintendente del Polo Museale Romano Claudio Strinati, che ha ideato l'iniziativa.

“Si è trattato di un'impresa non facile - ha aggiunto la curatrice Edith Gabrielli - in quanto il pittore romano fu soprattutto un celebrato affrescatore e autore di imponenti pale d'altare, che non vengono prestate facilmente”.

L'esposizione è stata dunque l'occasione per approfondire gli studi archivistici sull'artista, grazie ai quali sono state rinvenute opere che si credevano perdute, come “La Pala di Santa Caterina”, oltre sei metri di altezza, custodita nella Chiesa di Santa Caterina a Praga. Sempre lì, nella Galleria Nazionale, è stato trovato il bozzetto del grande dipinto. Di estremo interesse, i quattro piccoli crocifissi, appositamente restaurati, che fanno parte di una serie di 22 realizzati da Guglielmi per i confessionali della Chiesa di Santa Maria in Vallicella, tra le prime commesse ricevute dal pittore.

Qui sono ancora predominanti i forti chiaroscuri di suggestione caravaggesca, mutuati dal suo maestro, il veneto Francesco Trevisani, che si sarebbero rapidamente stemperati per lasciare il posto a una tavolozza di colori chiari e luminosi. Fino a diventare il famoso interprete dell'Arcadia, autore, a Vienna, degli affreschi del Castello di Schonburn, a Vienna, su progetto di Metastasio.

[13-02-2009]

 
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