Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Politikamente
 
» Prima Pagina » Politikamente
 
 

Quel gran pasticcio del caso Englaro

La morte di Eluana non placa la bufera politica

di Filippo Pazienza

Eluana Englaro è morta. Alle 19.35 del 9 febbraio, dopo quattro giorni dall'interruzione delle cure che la tenevano in vita artificialmente, il suo cuore ha cessato di battere a causa di un collasso cardiocircolatorio dovuto proprio alla mancata idratazione. Finisce così una sofferenza iniziata quel maledetto 18 gennaio 1992, giorno dell'incidente che ha di fatto privato Eluana del piacere di vivere. Diciassette anni di speranze e di affetto, quell'affetto che i suoi cari non le hanno mai fatto venir meno, come e più di quello che si riserva normalmente ad una figlia. Un tunnel lunghissimo. Troppo per alcuni, durissimo ma da non interrompere per altri.

Il tema è troppo profondo e delicato per poter permettere sentenze. Mai come in questo caso le convinzioni e gli stati d'animo più lontani si accavallano e scontrano tra di loro senza comunque apparire inutili o illogici, tanto gli uni quanto gli altri. Rispetto, sincero e dovuto per Eluana prima di tutto e per le persone che le sono state vicine in questo lungo viaggio. Questa è l'unico punto fermo che ognuno, indipendentemente dal proprio credo o dalla propria ideologia, ha l'obbligo di avere in questo momento. Esiste poi, in casi del genere, un attimo in cui dal personale si passa al pubblico, dal soggettivo all'oggettivo. Il risultato di questo passaggio è l'enorme dibattito politico che la vicenda ha scatenato. Scontro che, se non nei suoi contenuti, almeno in alcuni picchi raggiunti dai toni usati poteva essere tranquillamente evitato.

Tutto inizia col decreto legge presentato dal governo con lo scopo di interrompere la procedura di cessazione delle cure basata sulla sentenza del Tribunale d'Appello di Milano del 9 luglio scorso che ha autorizzato il padre di Eluana, divenuto nel frattempo tutore della figlia, ad avviare la procedura secondo modalità ben precise. La situazione si scalda quando il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si rifiuta di firmare il decreto non rilevando, tra gli altri cavilli giuridici, quel criterio dell'urgenza che è condizione necessaria affinchè l'esecutivo possa ricorrere a tale strumento. Tra Presidente del Consiglio e Capo dello Stato il rapporto si inclina e la decisione di Berlusconi di avviare in fretta la discussione per l'approvazione di una legge in materia diventa, per l'opposizione, il motivo di credere ad un attacco verso il Quirinale.

L'annuncio della morte giunge improvviso (secondo molti esperti il fisico di Eluana avrebbe dovuto manifestare i primi segnali di cedimento solo qualche giorno dopo) proprio nel corso di una seduta del Senato impegnato a discutere il ddl presentato dal Governo. La reazione è frenetica e, dopo un minuto di silenzio fatto osservare dal Presidente Schifani, scoppia la bagarre. Il pensiero di maggioranza e opposizione sta tutto nelle parole dei capigruppo. Questa la chiusura dell'intervento di Gaetano Quagliarello del Pdl: "Eluana non è morta, è stata ammazzata". Gli risponde Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd: "Siamo stati noi i primi a promuovere una legge per regolare il fine vita, ma ora vi diciamo che non siamo più disponibili se non a fare un esame compiuto del testo, altrimenti non ci stiamo. Si sta compiendo sulla morte di Eluana l'ennesimo atto di sciacallaggio politico".

Maurizio Gasparri alza ancora i toni, rivolgendosi in maniera neanche troppo velata al Presidente della Repubblica: "Ognuno ha agito secondo la sua coscienza ma oggi non si può dire: non si parli. Quando si farà la storia di questa vicenda, peseranno le firme messe e quelle non messe". Martedì 11 febbraio, intanto, passa al Senato una mozione della maggioranza (sostenuta anche da alcuni membri dell'opposizione) sull'obbligo della nutrizione e dell'idratazione. In attesa che il Parlamento italiano decida come legiferare in materia, cerchiamo allora di capire come altri paesi si raffrontano col tema dell'eutanasia. In Italia, ad oggi, l'eutanasia (traducibile dal greco in "buona morte", ovvero la pratica di provocare nel modo più indolore possibile la morte ad una persona affetta da malattia inguaribile) si configura nella "morte del consenziente" prevista dall'art. 579 c.p e punita con reclusione da 6 a 15 anni. 

Analizzando le legislazione di molti altri paesi, si scoprono prese di posizione diverse. Negli Stai Uniti, come da prassi, la situazione varia a seconda dei diversi stati. Comunemente le cosiddette "direttive anticipate" (una sorte di testamento biologico) hanno valore legale e, per esempio nell'Oregon (grazie all'Oregon Death Dignity Act), è possibile per il paziente richiedere farmaci letali. Una situazione simile è al vaglio della Camera dei Comuni del Regno Unito. In Cina, una legge del 1998 autorizza gli ospedali a praticare l'eutanasia nei malati terminali, stesso dicasi per l'Olanda, a partire dal 2002, e per il Belgio.

In Danimarca le "direttive anticipate" hanno valore legale mentre in Germania è riconosciuto il "suicidio assistito" purchè il malato sia nelle condizioni di intendere e di volere e ne faccia esplicita richiesta. Particolare il caso della Svizzera dove tale pratica viene eseguita non dalle strutture sanitarie nazionali ma dall'associazione Dignitas che accetta le richieste indipendentemente dalla nazionalità del richiedente. Infine, tanto per far presente la portata delle polemiche degli ultimi giorni, la gestione dell'annuncio della morte di Eluana Englaro ha creato una profonda rottura tra Enrico Mentana, conduttore e ideatore di Matrix, e i vertici di Mediaset.

Mentre infatti la Rai è andata in onda, subito dopo l'annuncio, con una puntata speciale di Porta a Porta, Mediaset ha affidato la cronaca del triste evento ad uno spazio speciale all'interno di Studio Aperto non anticipando il classico appuntamento con Matrix previsto per la mezzanotte e lasciando in diretta la puntata del "Grande Fratello". La scelta ha suscitato le ire di Mentana che ha prontamente rassegnato (vedendole accettate per bocca di Mauro Crippa, direttore generale dell'informazione di Mediaset) le proprie dimissioni da direttore editoriale dell'azienda. Queste le parole del noto giornalista: "Di fronte ad una dramma che scuote il paese intero, Mediaset decide di non cambiare di una virgola la propria programmazione di Canale 5 nonostante sia il Tg5 che Matrix fossero pronti ad aprire finestre informative sulla morte di Eluana. Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale. Non esiste solo l'audience". Risultato: Matrix sospeso fino al termine della stagione e Mentana fuori da un giorno all'altro dall'azienda che lo ha visto protagonista negli ultimi anni.  

 

 

[11-02-2009]

 
Lascia il tuo commento