Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Oliver Twist

di Roman Polanski. Con Barney Clark, Ben Kinsley

di Svevo Moltrasio

Nuovo adattamento cinematografico del romanzo di Charles Dickens sull'orfanello più famoso della letteratura. Protagonista il piccolo Oliver che vive mille peripezie tra l'orfanotrofio e la Londra del diciannovesimo secolo. Nel suo difficile viaggio entrerà in contatto con loschi individui come l'ebreo Fagin e i suoi ladruncoli e il criminale Sikes, ma anche con oneste persone che lo sapranno guidare verso una vita migliore.

Autore particolare Roman Polanski e caso raro nella cinematografia in quanto regista, ormai da quattro decenni, con una filmografia che annovera film di ogni genere senza cadute di stile (forse unica eccezione l'irrisolto LA NONA PORTA). Eppure il grande pubblico e una certa critica, che troppo spesso si sbarazza frettolosamente di alcuni film e autori, lo hanno riscoperto solo dopo i premi a IL PIANISTA, e con questo ultimo lavoro già sembra essere ritornato in voga il ridimensionamento.

Dunque che cosa manca a questa versione di OLIVER TWIST? Forse il romanzo di Dickens gode di eccessiva fama: andando a leggere le altre opere dell'autore inglese si possono trovare mondi più affascinanti e personaggi ben più sfumati che nel libro in questione dove l'inquietante Fagin e il pericoloso Sikes sono marcatamente il lato oscuro della Londra vittoriana, contrapposti al buon signor Brownlow che, quasi avvolto da un' aureola luminosa, aiuta il piccolo Oliver ad uscire dalla vita peccaminosa cui era costretto. Polanski resta piuttosto fedele allo svolgimento del romanzo ma se in partenza, con l'orfanotrofio fino al viaggio verso Londra, sembra arrancare alla ricerca di una chiave di lettura personale, è proprio con l'arrivo di Oliver nella capitale inglese che riesce a dare il meglio raccontando, come già avvenuto ne IL PIANISTA, un mondo crudele e ingiusto, senza facili e inutili giudizi e attraverso gli occhi innocenti di un protagonista incapace di decifrarne le regole.

Hanno molto in comune l'ebreo Wladyslaw Szpilman e il piccolo Oliver, entrambi sballottati tra miserie e violenze, tra piccole camere sudice e case accoglienti. E lo stile di Polanski è come sempre sapientemente sobrio: senza inutili virtuosismi sa darci una visione di Londra anche visivamente straordinaria, ponendo l'attenzione sulle figure più scure del romanzo di Dickens riuscendo a non cadere nella facile contrapposizione tra bene e male più marcata nel libro. Meritano una citazione le tre scene di morte (Nancy, Sikes e Fagin) assolutamente magistrali. Peccato che pubblico e critica, come detto, siano stati piuttosto tiepidi.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - polanski - kinsley
 

[26-11-2005]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE