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Poeti, santi, navigatori e...Eurofannulloni

Un'inchiesta dell'Espresso mette a nudo l'assenteismo dei nostri europarlamentari

di Filippo Pazienza

Tempo fa ci aveva pensato il Corriere della Sera con un'analisi sull'attività e le presenze dei parlamentari italiani. Stavolta tocca all'Espresso che nell'ultimo numero ha sbirciato le statistiche relative al Parlamento Europeo. I contesti e le persone interessate sono diversi ma, purtroppo, resta identico il quadro che ne viene fuori, a dir poco desolante per i nostri politici. Assenteisti, poco interessati a quello che gli passa sotto gli occhi e scarsamente produttivi, gli europarlamentari italiani sono quelli più pagati (tra indennità e spese varie si toccano quasi i 35 mila euro mensili) ma quasi mai in grado di giustificare tali introiti con l'impegno sul campo. Presenze centellinate, poco peso decisionale e un approccio al seggio di Strasburgo che più che lavorativo in alcuni casi appare quasi vacanziero.

Il settimanale ha preso in considerazione le sedute tenute a Strasburgo e a Bruxelles dal luglio 2004 al 15 gennaio 2009, parametrando le presenze anche in relazione al periodo in cui i deputati sono rimasti in carica. Se secondo uno studio Acli nel periodo 1999-2004 l'Italia era fanalino di coda con il 69 per cento di presenze sul totale delle assemblee (i finlandesi, primi, sfioravano il 90 per cento; i francesi, benché penultimi, ci staccavano di 10 punti), nella legislatura corrente siamo migliorati di appena un punto. Visti i numeri, senza neanche esagerare troppo si potrebbe dire che per alcuni si tratta di un vero e proprio passatempo "di lusso". Emblematica, a questo proposito, la situazione riportata dall'Espresso proprio all'inizio dell'inchiesta: "C'è seduta plenaria all'Europarlamento, ma Gianni De Michelis è a Roma. Non tenta nemmeno di giustificarsi. - "La seduta a Strasburgo di oggi? Ma lo sanno tutti che quelle del lunedì non contano niente. Parto domani". -

"Radio 24" ha dedicato all'inchiesta de "L'espresso" una parte della trasmissione "24 Mattino". Tra gli ospiti, l'onorevole Adriana Poli Bortone, del Popolo delle Libertà, ex eurodeputata, che dice di "aver trovato scomodo fare l'europarlamentare a Strasburgo, per l'otite".

Lontani da Strasburgo una volta su tre, gli europarlamentari italiani non si segnalano nemmeno in termini di produttività. Sono ben 61 (su 78) i deputati che non hanno mai presentato una relazione (che, a differenza delle inutili interrogazioni, sono testi 'legislativi' o 'di indirizzo'), e 17 non si sono mai scomodati ad aprire bocca in assemblea. Come riportato dall'Espresso, i soli 6 rappresentanti ciprioti "che guadagnano un quarto degli italiani, sono intervenuti più di tutti i 'fuggitivi' e i loro sostituti messi insieme". Sì, fuggitivi, perchè un altro dato abbastanza deludente fa riferimento al numero di parlamentari che, una volta eletti, non tardano poi molto a lasciare il proprio incarico a favore di altre, più prestigiose, poltrone. Dei 78 parlamentari eletti inizialmente, solo 48 sono infatti quelli che sono rimasti in carica.

Tra i più illustri sono i casi di Ottaviano Del Turco e Mercedes Bresso, eletti nel 2005 governatori di Abruzzo e Piemonte e subito sostituiti rispettivamente da Vincenzo Lavarra e l'ex "golden boy" del calcio italiano Gianni Rivera. Stesso dicasi per Michele Santoro, tornato a fare tv nel 2005 dopo zero relazioni e due soli interventi tra le fila del Pse. Curioso il destino di Corrado Gabriele, esponente di Rifondazione. Primo tra i non eletti nel 2004, Gabriele diviene europarlamentare l'8 maggio del 2006 in sostituzione di Bertinotti diventato nel frattempo Presidente della Camera. L'incarico dura però pochissimo perchè dopo 40 giorni preferisce tornare a fare l'assessore regionale in Campania.

Poco presenti ma almeno incivisi quando ci sono, potrà pensare qualcuno. No, neanche quello. Non solo per la bassissima frequenza degli interventi, ma anche per un meccanismo che evidentemente ha voluto bocciare questo distacco riservando ai rappresentanti italiani incarichi si secondo piano. Ecco, a riguardo, un altro passo tratto dall'Espresso: "I lobbisti che difendono gli interessi delle aziende italiane sono disperati. "Abbiamo pochissimi interlocutori" - racconta un pr che preferisce restare anonimo - "la maggioranza dei nostri non sa nemmeno parlare inglese, non sono capaci di difendere le proposte e gli emendamenti in riunione. Non vanno alle sedute di gruppo, disertano le commissioni economiche perché sono troppo tecniche. Invece di gente preparata, qui arrivano leader che devono svernare, politici trombati, fratelli di potenti e seconde scelte. E se tra quadri intermedi e uscieri facciamo furore, a livello di direttori generali facciamo pena. Nonostante l'importante nomina di Marco Buti agli Affari economici, il peso specifico resta inferiore a quello di Olanda e Irlanda. Paradossalmente comandiamo l'ufficio 'Traduttori e interpreti'".

Come sempre, per fortuna, non mancano gli esempi positivi. Sepp Kusstatscher, nome tedesco ma italiano a tutti gli effetti, è un ex esponente dell'Svp (Sudtiroler Volkspartei) passato da poco ai Verdi altoatesini ma è soprattutto l'europarlamentare italiano più presente a Strasburgo dall'alto delle sue 272 presenze su 274 sedute plenarie con una percentuale invidiabile del 99%. Discorso simile per Pasqualina Napoletano (vicepresidente del Partito Socialiste Europeo), Roberto Musacchio di Rifondazione comunista, Luca Romagnoli della Fiamma tricolore (protagonista tra l'altro di ben 238 interventi in plenaria) e Mario Mauro di Foza Italia. Altro dato da rimarcare, non a caso, è la distanza palese tra grandi partiti e formazioni minori che dimostra come "ai piani alti", evidentemente, Strasburgo interessa poco.

ECCO I DATI DELLE PRESENZE E INTERVENTI

 

[07-02-2009]

 
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