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Amianto nel Velodromo dell'Eur

la denuncia di un accademico dei Lincei

Ricordate il Velodromo dell’Eur? Lo stadio, costruito per i Giochi del 1960 che è stato demolito quest'estate con 1800 cariche di tritolo? Un accademico dei Lincei, Annibale Montana, denuncia la presenza di amianto che si sarebbe liberato dalla nube di polvere dopo l’esplosione. Anche un carteggio tra le aziende conferma: l'esplosione provocò una nube gigantesca nella zona dell'Eur, e la ditta incaricata dello smaltimento del rudere rivela di aver trovato due tubi di “cemento-amianto” della lunghezza di 25 metri l´uno.

È veleno puro, che viene portato via con tutte le cautele. E sono 2000 i litri smaltiti negli impianti autorizzati alla data 29 novembre 2009, come testimonia la lettera attraverso cui l´azienda incaricata produce una mappa con segnati i 7 punti dove è stato trovato l´amianto. Ma nella stessa informativa all´Asl i tecnici ammettono: c´è ancora da cercare nella parte orientale del rudere.

La ditta di smaltimento scrive alla Asl e all´Eur spa che “durante tali attività di bonifica sono state rinvenute alcune tubazioni in cemento-amianto murate all´interno della soletta del camminamento del tunnel con entrata al lato via della Tecnica”. Rimosso l´amianto, la bocca del tunnel è stata interrata.

"È stato uno shock sapere che ci fosse amianto nel Velodromo e che, nonostante questa notizia, fosse stato deciso di far esplodere la struttura nel luglio scorso". È quanto si legge in una nota di Massimiliano Di Gioia, consigliere nazionale e membro dell'esecutivo romano dei Verdi in merito all'individuazione di tubi in amianto all'interno della struttura costruita negli anni '60 da Cesare Ligini.

"Siamo vicini alla popolazione - prosegue Di Gioia - ed in particolare ai cittadini del Municipio XII e verificheremo la possibilità di richiedere il sequestro dell'area alla magistratura che ci auguriamo, nell'aprire ufficialmente un'inchiesta, possa individuare le responsabilità di quanto accaduto. L'esito delle indagini che sono annesse alla documentazione individua infatti un punto fondamentale, quello della assoluta certezza della presenza del materiale di amianto già prima dell'esplosione. E' necessario pertanto che il Comune di Roma fermi immediatamente i lavori per dare vita ad un intervento pubblico chiarificatore della situazione e dei possibili danni che potranno manifestarsi magari fra 20 o 30 anni tra la popolazione esposta alla nube e alle polveri che si sono generate non soltanto il 24 luglio ma anche nei messi successivi. D'altronde le fibre di amianto non crisolide rimangono anche per molto tempo nei tessuti, negli arredi e nei vestiti. Inoltre è necessario effettuare uno screening su tutti gli operatori, le forze dell'ordine, i vigili urbani ed i vigili del fuoco presenti attorno alla struttura dal giorno dell'esplosione in poi". "Pertanto, in questa condizione è proprio il sindaco - conclude la nota - in quanto garante della sanità pubblica, a dover rispondere di questa grave scelta effettuata sulla testa degli inconsapevoli cittadini romani, un vero e proprio attentato alla salute pubblica".

Lo stadio, costruito per i giochi del 1960, era stato abbattuto dopo una lunga vicenda giudiziaria tra eur spa e i comitati di quartiere. I comitati fecero ricorso al tar contro il progetto e alla fine l’edificio pericolante fu sequestrato ma con le cariche esplosive gia’ piazzate, per questo il prefetto di allora mosca ne ordino’, per motivi di sicurezza, la demolizione.
E’ da vedere ora se tutta questa vicenda abbia in qualche modo “distratto” le istituzioni dal controllare se la struttura contenesse amianto.

 

 
 

[06-02-2009]

 
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