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Broken Flowers

di Jim Jarmush. Con Bill Murray, Sharon Stone, Jessica Lange

Maturo e svogliato dongiovanni, Don, appena lasciato dalla ragazza, riceve una lettera anonima in carata rosa dall'inaspettato contenuto: una sua vecchia fiamma gli annuncia la paternità di un ragazzo di diciannove anni. Apparentemente poco coinvolto dalla notizia si fa convincere dal vicino di casa, aspirante detective casalingo, ad intraprendere un lungo viaggio alla ricerca delle sue vecchie amanti per svelare l'identità del figlio.

Ritorno al lungometraggio per Jim Jarmusch dopo le scenette noiose e sconclusionate di COFFE & CIGARETTES. Nell'affrontate questo anomalo road movie, il regista americano, adopera il suo ormai celebre stile fatto di silenzi, lentezze e ironia surreale e grottesca. Un road movie come detto, con innesti di commedia e accenni di giallo, per una trama dall'apparenza esile e che pare costruita per risaltare le doti istrioniche di Bill Murray, qui al meglio, ma che nasconde invece una sensibile rilettura del sogno americano con sincera amarezza.

Il viaggio che compie Don è sviluppato attraverso l'incontro con cinque donne in passato legate sentimentalmente a questo anomalo casanova. Ed è nel tratteggio di queste realtà della provincia americana che, dietro a situazioni divertenti, si viene a contatto con una malinconia e un senso di inappagamento nei confronti della vita e dell'armonia familiare che lascia il segno. Ognuna delle cinque donne che Don rincontra ha provato coraggiosamente a costruirsi una vita: chi crescendo la figlia da sola, chi sposando il classico americano medio borghese, chi rifugiandosi nell'esoterismo o nella vita di strada, arrivando fino a chi invece ha trovato la morte in giovane età; tutte hanno però in comune un irrisolto senso di sconfitta.

Il protagonista si accosta a queste vite senza giudicarle e sembra esserne distaccato, con la crescente ossessione di scovare il figlio potenzialmente nato da ognuna delle donne. Anche lui, terminato il viaggio e ritornato a casa, si riscoprirà il prodotto di una vita vuota e saranno ormai vani, goffi e tardivi i tentativi di cambiamento. Lo svolgimento del film se all'inizio, con l'amico di colore che convince il protagonista a partire, rischia di far trasparire il manierismo che a volte affligge Jarmush, con il passare dei minuti, e con la struttura ben definita del viaggio (macchina, strade, protagonista femminile, dissolvenza in nero e daccapo), acquisisce scioltezza e permette di chiudere un occhio su qualche inutile vezzo narrativo (come le scene di sogno), dando vita ad una storia che si diverte su ogni piccolo particolare e con un finale in sospeso e amaro.

***

Svevo Moltrasio

[12-12-2005]

 
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