Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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L'invidia: un peccato capitale

L’invidia: un sentimento arcaico che ci accompagna da sempre.
Anche se percorriamo una vita in perfetta armonia e nel pieno rispetto delle regole, troviamo sempre lungo il nostro cammino delle persone invidiose che tentano di intralciare il nostro percorso.
Ma perché questo accade? Perché è così difficile provare dell’ammirazione verso qualcuno e così semplice provare invidia?
 
Trovare delle persone capaci di farci dei complimenti sinceri, persone in grado di complimentarsi con noi per il nostro operato è sempre più complesso mentre dietro l’angolo ci sono sempre più persone che alle nostre spalle esaltano le nostre parti più deboli e disprezzano le nostre capacità che scatenano le loro invidie.

Quasi nessuno ammette di essere invidioso. Pochissime persone ne parlano apertamente, per paura di rivelare al mondo la parte più meschina e vulnerabile di sé stessi; cosa questa che non fa piacere a nessuno, nemmeno a chi tende ad autodenigrarsi o a svalorizzarsi continuamente. Per questo motivo è più frequente osservare e analizzare l'invidia negli altri, piuttosto che nei propri pensieri e comportamenti.
L'invidia è un sentimento doloroso, che si impone spesso contro la propria volontà e del quale è difficile liberarsi attraverso riflessioni di tipo razionale. L'invidia comporta infatti sentimenti negativi, che sfiorano il rancore, l'odio, l'ostilità verso chi possiede qualcosa che l'invidioso non ha. L'invidia agisce allora come un meccanismo di difesa, come un tentativo di recuperare la fiducia e la stima di sé stessi, attraverso la svalutazione di chi ha di più: in termini di fortuna, di successi personali, di possibilità economiche ecc.

Un errore che facciamo di frequente è dimenticare che qualsiasi cosa facciamo, anche il più grande capolavoro, la più straordinaria opera benefica, ci creiamo sempre dei nemici. I motivi sono vari: alcuni ci temono come concorrenti, altri si sentono messi in ombra, altri temono di perdere privilegio, altri avevano un vecchio rancore che si risveglia. Insomma nemici ne abbiamo sempre, ma ce ne dimentichiamo.
Ce ne dimentichiamo a tal punto che ogni volta rimaniamo spiazzati, allibiti, mortificati, dispiaciuti di essere circondati da persone invidiose. 

L’invidia per gli altri è il primo sintomo del proprio fallimento.
Quindi per tutelarci da questo sentimento bisogna far capire i propri limiti all’invidioso e soprattutto aiutarlo a comprendere che avendo le capacità niente diventa irraggiungibile.
 
scrivete a: alessandrascortichini@yahoo.it    

[02-02-2009]

 
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