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Italians

di Giovanni Veronesi. Con Carlo Verdone, Sergio Castellitto, Riccardo Scamarcio

di Svevo Moltrasio

Un camionista che vuole andare in pensione, si porta per l’ultimo viaggio in Medio Oriente un giovane che lo deve rimpiazzare negli anni futuri. Un dentista romano, appena mollato dalla moglie, in preda alla depressione, parte per San Pietroburgo per un congresso. Ne passeranno di tutti i colori..

Dopo i successi dei due capitoli sui manuali d’amore, Giovanni Veronesi ci riprova sempre con la generosa produzione di De Laurentis. Tornano anche alcuni attori, tra cui il mattatore Verdone, ma anche Scamarcio e Dario Bandiera. Questa volta l’idea è quella di raccontare il nostro popolo all’estero, con due distinte storie che non si sfiorano nemmeno, sempre avendo come punto di riferimento la gloriosa commedia italiana. Ma a conti fatti emergono due contraddizioni.

La prima è che nel raccontare di questi cialtroni, un po’ fessi, un po’ generosi, costretti ad agire in terre straniere, ad uscirne peggio sono proprio i popoli ospitanti, rappresentati in tutti i più scontati stereotipi: i russi megalomani e mafiosi, gli arabi estremisti. Ed allora, in questo contesto, si evidenzia la seconda contraddizione: l’agire dei nostri protagonisti in questa atmosfera da cartolina si avvicina molto di più ai classici cinepanettoni piuttosto che alla tradizione del nostro cinema. Sorvolando su questo malinteso, il film nel primo segmento ripresenta lo stesso offensivo – per lo spettatore – senso di pressappochismo già rilevato in MANUALE D’AMORE 2: tutto è tirato via senza una logica, una serie di scenette scialbe e senza un’idea di scrittura, nell’attesa di un colpo di scena che non influisce sull’economia del racconto. In questo disastro spiace constatare la prova di un Castellitto inadatto, probabilmente – non a caso - un De Sica si sarebbe trovato più a proprio agio.

Nel secondo episodio, Veronesi e Verdone, giocano su le ormai fin troppo abusate gag del comico romano, sempre alle prese con peripezie sessuali – però è innegabile la resa esilarante dell’incontro con la stangona russa -. E la coda narrativa dell’episodio, per certi versi delirante, con la svolta umanitaria del personaggio, lascia l’amaro in bocca per quello che il nostro cinema medio non ha il coraggio di raccontare: quasi dispiace lasciare Verdone proprio in quel momento, attorniato dai bambini, convinto ormai ad una nuova vita. Ma non è questo che interessa al pubblico. Almeno ne sono convinti gli artefici di questi film.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[01-02-2009]

 
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