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L'enfant

di Jean-Pierre e Luc Dardenne. Con Jeremie Renier, Deborah Francois

di Svevo Moltrasio

Protagonisti della storia sono una coppia di giovani ragazzi appena diventati genitori: lui è un tipo completamente inaffidabile che campa di piccoli furti, comprese le borse delle signore, e non ne vuole sapere di lavorare. Lei pare più matura e vogliosa nei confronti del neonato che accudisce amorosamente. La meschinità del ragazzo sfocerà nella vendita del pupo e la conseguente distruzione del rapporto con la ragazza: il percorso di colpa e perdono non sarà privo di ostacoli.

Nuovo lavoro dei fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne, da molti considerati il miglior esempio del moderno neorealismo: il loro è un cinema girato sulla strada, senza apparente intervento tecnico, con camera a mano sempre stretta sui volti dei personaggi, senza colonna sonora e con storie dallo svolgimento narrativo quotidiano. Ma a ben vedere il loro è un cinema estremamente complesso ed elaborato, dietro l'apparente improvvisazione c'è invece un lavoro di messa in scena molto ben calcolato e rigoroso. Così come le storie, superficialmente quotidiane, sono in realtà delle vere e proprie parabole che costringono personaggi a lunghi e dolorosi percorsi spirituali.

Protagonista de L'ENFANT, discussa palma d'oro all'ultimo festival di Cannes, è Bruno, ragazzo insicuro e di cui con fatica scrutiamo le intenzioni, perso in piccoli atti di delinquenza: la prima parte del film segue questo personaggio in azioni prive di logica che sfociano, dopo la vendita del neonato, in quello che pare un tentativo di rimediare non tanto ad una vita di brigantaggio ma semplicemente ad una delusione data all'unica persona, la ragazza, che pare dargli attenzione. Per questo il progredire spirituale del personaggio in questo film pare più debole che nelle altre magistrali pellicole dei Dardenne, e le relative scene rivelatrici, in primis il pianto finale, sembrano più situazioni e trovate ad effetto che vere e proprie svolte interiori del protagonista.

Resta indiscusso il talento stilistico dei due registi: il passeggiare agitato dei ragazzi, l'inseguimento del motorino e tutto il senso di stoltezza che nelle diverse scene agita la vita del protagonista, sono di una forza emozionale straripante e di una bellezza narrativa, fatta di piccoli episodi - vedi le risate prima del furto col motorino, per una presunta puzza del ragazzino compagno di sventura di Bruno - costruiti con grande bravura. Ma l'elaborazione dei complessi spirituali dei personaggi in altre opere dei due registi, come nel precedente Il FIGLIO, appaiono mete cinematografiche ben più dirompenti e strazianti che in questo film.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - dardenne - renier
 

[26-12-2005]

 
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