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Le stagioni dello spazialismo

A Palazzo Venezia una mostra dedicata a Riccardo Licata

Di Giuseppe Duca
 
Si è inaugurata a Palazzo Venezia la mostra “Riccardo Licata e le stagioni dello spazialismo a Venezia”, curata dal professor Giovanni Granzotto. La rassegna, oltre a ripercorrere la carriera artistica del maestro, approfondisce il confronto fra il percorso di Licata negli anni ’50 e ’60 e quello di tutti gli altri artisti veneziani suoi contemporanei che aderirono in quegli stessi anni alla corrente spazialista.

Geniale e rivoluzionario movimento artistico, lo Spazialismo influenzò profondamente l’arte europea nel Dopoguerra grazie al lavoro di Lucio Fontana, suo teorico e fondatore, il quale ne suggella la nascita a partire dal 1947, anno cui risale il primo manifesto. Arte integrale che rifiuta l’immagine naturalistica e si serve di elementi quali la luce, il suono e il vuoto spaziale, la teoria che contraddistingue lo Spazialismo è la conquista illimitata dello spazio attraverso qualsiasi mezzo, spingendo ad andare oltre, indagando in piena libertà e accomunando artisti le cui ricerche si integrano nell’ambito del linguaggio informale, materico, gestuale e segnico. “Pur non dismettendo la veste dell'affabulatore – ha spiegato il professor Giovanni Granzotto – Licata talvolta quasi assumendo il ruolo di un rapsodo, di un cantore estatico, in bilico fra storia e mito, ora sembrava anche attratto da un nuovo compito: quello di cronista e testimone della realtà, soprattutto di un testimone solidale ed appassionato”.

La mostra, ospitata nella Sala Regia e nella Sala delle Battaglie, vuole anche essere l’occasione per presentare e valutare nello specifico l’adesione di numerosi pittori veneti al filone spazialista, molti dei quali hanno influito in maniera determinante sullo sviluppo della poetica licatiana.

Oltre ad un importante nucleo di dipinti di Riccardo Licata, circa sessanta, metà dei quali risalenti al periodo che va dagli anni ’50 ai ’60, sono esposte una trentina di opere di Guidi, Tancredi, Bacci, Deluigi, Rampin, Vianello, Gaspari, Gasparini, Finzi e Morandis, tutti esponenti della corrente spazialista, nonché due opere di Lucio Fontana.

Per proporre, infine, la nuova concezione di uno spazio rappresentativo, la mostra è arricchita da una selezione di opere di Riccardo Licata eseguite negli anni 2000, che vanno a confermare quanto la sua ricerca non abbia mai abbandonato l’idea straniante e magica dello spazio che Venezia ha conservato nei secoli.

[30-01-2009]

 
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