di Svevo MoltrasioIl nuovo film di Terrence Malick arriva a otto anni di distanza dal precedente LA SOTTILE LINEA ROSSA, e da questo recupera lo stile fatto di una narrazione lenta e diluita, di immagini immerse meravigliosamente nella natura e scandite dalla voce fuori campo dei personaggi. Sembra ormai questo il segno distintivo del regista, per un cinema d'altri tempi, o meglio fuori dal tempo, dall'indubbio fascino ma dalla laboriosa visione. Così come nel film sulla seconda guerra mondiale, anche in THE NEW WORLD un capitolo importante della storia è raccontato con cadenza trascendentale e in chiave intimista, costruito per analogie e contrapposizioni con la natura circostante, sempre vera protagonista del racconto.
La tormentata storia d' amore tra i due protagonisti, oltre ad offrire lo spunto per l'interazione tra le diverse comunità e un'allegoria sul principio della cultura americana, raccontata con la ricerca poetica di Malick rischia alla lunga e nella sua voluta ripetitività di appesantire un film che ha invece nella forza delle immagini e nell'ellissi con cui spesso è costruito (vedi tutta la magnifica parte finale in Inghilterra e il ritorno in Virginia) le sue inconfondibili qualità. Quasi che non sia nelle corde del regista la narrazione di una trasportante relazione sentimentale, più riuscita quando Malick l'affronta indirettamente come ne LA SOTTILE LINEA ROSSA o nella più tranquilla storia d'affetti che la giovane indigena, nella seconda parte del film, intrattiene con un altro colono inglese.
Malick è abile nel sorvolare i luoghi comuni sui difficili rapporti tra le due culture, in fondo più pacifici che altro, dando vita ad un'unica vera scena di sangue stilisticamente notevole. Tutto il film è visivamente straordinario e la partitura musicale, con brani di Mozart e Wagner, sottolinea intelligentemente le immagini. Meno presenti e anche meno essenziali rispetto al film precedente, le voci fuori campo dei personaggi risultano non sempre accessibili, così come l'intera opera che richiede allo spettatore un tanto di pazienza di troppo.

[21-01-2006]
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