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Carceri laziali

quasi la metà dei detenuti liberati dall'indulto è tornato in prigione

Già il 9% in più, in un solo anno: per le carceri laziali l’effetto indulto pare in esaurimento. A quasi tre anni dal provvedimento, emanato dal Governo Prodi, che fece uscire oltre 2.600 detenuti dalle carceri del Lazio, quasi la metà dei detenuti usciti con l'indulto ha fatto ritorno in galera.

Non solo: a causa dei lavori di ristrutturazione e di ottimizzazione dei 14 istituti di pena laziali che, dunque, hanno ridotto gli spazi detentivi, per i carcerati si prospetta la possibilità di dividere ulteriormente lo spazio in cella: all’inizio dell’anno scorso, infatti, nel Lazio erano disponibili poco più di 4.600 posti; oggi ce ne sono un centinaio in meno.

La situazione è particolarmente critica a Latina dove, a fronte di un numero regolamentare di 86 posti e un massimo di 137, di carcerati ce ne sono 16°. A Roma la situazione non promette bene: a Rebibbia, infatti, i posti sono quasi 1.200 e ma i detenuti sono 250 in più circa: e se il massimo tollerabile è di 1.500 “ospiti” vuol dire che presto l’emergenza esploderà nuovamente. L’apertura del nuovo carcere di Rieti rappresenta una boccata d’ossigeno, ma nulla di più, potendo contare su una capienza massima di 400 detenuti. Non granché, dunque. E siccome non si costruisce un carcere in un paio di mesi, c’è chi prova a trovare soluzioni diverse: il provveditore generale del Lazio, Angelo Zaccagnino, suggerisce di tra sferire verso altri istituti della Penisola i detenuti che non hanno vincoli di territorialità. Una soluzione che non convince il garante dei diritti dei detenuti Angiolo Marroni che suggerisce invece, al Governo, di pensare a creare un nuovo sistema di pene alternative in grado di alleggerire il carico di penitenziari.

fonte: IL SOLE 24 ORE

[21-01-2009]

 
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