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Aida all'Opera di Roma

si apre la stagione 2009 per la regia di Wilson

Di Manuela Navazio

Ritorno all'Opera di Roma del regista americano Bob Wilson che inaugura la stagione 2009 della fondazione lirica della Capitale con “Aida” di Giuseppe Verdi, di cui cura l'allestimento. Per Wilson, uno dei più accreditati uomini di spettacolo, di solito operante in Europa, riprende il popolare melodramma che ha già realizzato nel 2001 a Bruxelles, al Teatro de La Monnaie, e, nel 2005, al Covent Garden di Londra. Rispetto alle precedenti edizioni, il cast vocale è ora in gran parte mutato, così come diversa è la direzione musicale affidata al maestro Daniel Oren. Come Aida si alternano Hui He e Kristin Lewis, mentre la rivale Amneris é affidata Giovanna Casolla e Anna Smirnova.  Immutati invece i costumi che portano ancora la firma di Jacques Reynsud e le coreografie, opera di Jonah Bokaer.        

Oren si ritrova al Teatro dell'Opera dopo venticinque anni, infatti nel 1984 aveva diretto la prima parte dell'ambizioso progetto “Le guerre civili” che su musica di Philip Glass era destinato alle Olimpiadi di Los Angeles. Inoltre, per quanto riguarda Roma, il regista di origine texana è una vecchia conoscenza avendovi debuttato. per la prima volta in Italia, nel 1971 con “L'orecchio del sordo”, su invito del Teatro Club di Gerardo Guerrieri ed Anne D'Arbeloff. Di Wilson il pubblico romano ricorda pure “Faust Light” e il “Woyzeck” dato all'Olimpico per il Festival Roma Europa. Wilson, che nell'estate scorsa ha portato al Festival di Spoleto una applaudita “Opera da tre soldi” di Brecht, diretta per il Berliner Ensemble, ha illustrato in una conferenza stampa le linee seguite per “Aida”.

Ha detto di averne colto soprattutto l'aspetto intimista. " Nonostante la sua spettacolarità - ha spiegato - si tratta di un dramma lirico molto intimo, Marcia trionfale a parte. La caratteristica principale è la pacatezza. Non mi sono fatto incantare dai suoi allestimenti in maniera eccessiva, ingolfarla, come si è sempre fatto, sarebbe un errore. Io punto essenzialmente al suo ascolto, offro largo spazio alla musica, silenzi compresi che sono parte imprescindibile di qualsiasi forma drammatica. Per far bene ascoltare la musica ho dovuto eliminare le cose superflue che peraltro non rientravano nei miei gusti" .

Wilson ha così proseguito: " Ho cercato di creare una sorta di architettura fra scene fisse e scene tridimensionali, stabilendo così un rapporto fra le diverse dinamiche dello spettacolo, nel tentativo di cogliere il senso interiore del disegno verdiano.

Spero che gli elementi visivi non si aggroviglino fra loro, lo spazio da me ideato serve ad altro,  a fare  da supporto alla musica. Forse molte persone non saranno d'accordo, ma io resto fermo nelle mie idee".

C'é molta attesa a Roma per questa speciale “Aida” che aspira ad aprire un nuovo corso dell'Opera. Una sfida che può essere vinta soltanto dalla straordinaria intelligenza ed esperienza di Wilson, campione della regia del nostro tempo.

 
 

[20-01-2009]

 
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