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Arrivederci Amore, Ciao

di Michele Soavi. Con Alessio Boni, Michele Placido, Isabella Ferrari

Un terrorista, già condannato all'ergastolo per un attentato, tornato in Italia dopo anni passati tra omicidi e fughe per il mondo è subito individuato da un agente della polizia corrotto grazie al quale, con reciproci favori, inizia un lungo e sanguinoso percorso di reintegrazione nella società.

Ritorno al cinema per il regista Michele Soavi, allievo di Dario Argento e autore de LA CHIESA e DELLAMORTE DELLAMORE. ARRIVEDERCI AMORE, CIAO è la trasposizione di un romanzo di Massimo Carlotto, con protagonista Giorgio, personaggio ambiguo e affascinante cui le gesta si sviluppano attraverso tre decenni di storia italiana. Il ritratto che ne esce è quello di un' Italia non troppo rassicurante, tra giri di droga, omicidi e poliziotti corrotti, dove Soavi non pare simpatizzare per nessuno, trattando con la stessa freddezza assassini e vittime.

Il film si dipana attraverso gli stilemi del poliziesco all'italiana, con tanti piccoli personaggi che sono presentati e poi abbandonati in breve tempo, rendendo in alcuni casi superflua la presenza di alcuni volti noti (vedi Isabella Ferrari e Carlo Cecchi). A Soavi và riconosciuta la capacità di costruire davvero ingegnosamente alcune situazioni abituali del film di genere che sebbene spesso scontate, come tutta la scena del furto con sparatoria al momento della ripartizione del bottino, godono di un piglio narrativo assolutamente pregevole. Quello che non funzione, ed è proprio per colpa del regista, è nell'eccessivo uso di grandangoli, hit musicali dell'epoca, carrellate e ralenti che rendono al film, soprattutto nella prima parte, un tono pacchiano che non giova.

Lo stesso protagonista, che con furbizia e fascino sembra sempre farla franca, è raccontato con un partecipe cinismo che può lasciare interdetti. Così come i personaggi di contorno, nonostante un inedito e cattivo Michele Placido, non riescono ad andare aldilà di facili macchiette e non permettono di certo al film di rientrare nel contesto di uno spaccato sociale, dove anche il passato terroristico del protagonista è completamente avulso e inutile, con tanto di prologo insignificante. Un cinema incapace di andare oltre alla modesta fattura di genere, non riuscendo né a valorizzare pienamente il racconto poliziesco, né tanto meno ad ambire ad un ritratto generazionale che, nonostante il dignitoso cast, appare superficiale e innocuo.

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Svevo Moltrasio

[07-03-2006]

 
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