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Hostel

di Eli Roth. Con Derek Richardson, Jay Hernandez

Tre giovani amici viaggiano per l'Europa in cerca di avventure sessuali e, sotto consiglio di un esperto, da Amsterdam si muovono per la Slovacchia. Dopo essersi sistemati in un ostello e aver conosciuto le generose ragazze del luogo, sembrano aver raggiunto il paradiso tanto sperato; peccato si nascondano insidie "chirurgiche".

Seconda opera di Eli Roth, aiuto regista di David Lynch, che segue a distanza di tre anni l'horror CABIN FEVER. HOSTEL è stato annunciato come un insostenibile e raccapricciante horror da macelleria, tanto che in alcuni cinema viene consegnata una bustina per il vomito come gadget, e sconsigliato a chi debole di cuore. Ad accrescere l'interesse nel pubblico è la firma di Quentin Tarantino che appare come presentatore del film, in un incarico a lui sempre più consueto, vedi il recente caso di HERO, ma dall'oscura valenza.

Sebbene a grandi linee il film rispecchi le regole del genere, lo sviluppo di questa storia ha delle caratteristiche particolari, dove la tradizionale prima parte di preparazione, con gli spensierati e stupidi ragazzi di turno predestinati al massacro, dura più del previsto creando una certa sorpresa nello spettatore. Così come la messa in scena delle uccisioni dei protagonisti, gioca infondo più sul non visto che sulla tanto annunciata violenza insopportabile; ed anzi, una volta entrati nell'incubo grazie all'unico superstite, il ritmo e la narrazione sono più vicini al thriller che al cinema horror.

Se Eli Roth pare avere sicurezza nella messa in scena, e si diverte a creare un mondo, quello del paesino della Slovacchia (cui consigliamo di denunciare la produzione vista la pessima pubblicità per il turismo locale), davvero inquietante, con gang di bambini pronti a massacrare per una caramella il primo malcapitato; il tutto alla fine si risolve in una sciocchezzuola adatta ad un pubblico piuttosto infantile, dove la lunga attesa è delusa dalla risoluzione finale, in un racconto cui è impossibile pretendere un briciolo di verosimiglianza. L'operazione è ben lontana dal cinema inquietante e maturo di Takashi Miike che qui appare in un breve cammeo, tutto a confermare, per chi ancora non l'avesse capito, il pessimo gusto cinematografico del sempre più deludente Tarantino.

*1/2

Svevo Moltrasio

[07-03-2006]

 
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