Giornale di informazione di Roma - Giovedi 14 dicembre 2017
 
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La terra

di Sergio Rubini. Con Fabrizio Bentivoglio, Emilio Solfrizzi, Claudia Gerini

di Svevo Moltrasio 

Professore di origini pugliesi ormai trasferitosi a Milano, Luigi ritorna nel paesino di nascita per risolvere una disputa che coinvolge i suoi tre fratelli nella proprietà di un terreno. Dopo aver scoperto rancori, invidie e loschi traffici, resterà impigliato in un intrigo con tanto di omicidio cui maggiori sospettati sono proprio i fratelli.

Nuova opera per Sergio Rubini che ormai porta avanti con sempre più decisione la doppia attività di attore e regista. Un film di personaggi e di attori, ma anche di scenari e luoghi, quelli della terra del titolo, che non solo è lo spazio che si litigano i fratelli, di vecchia proprietà della famiglia che ora si vorrebbe vendere da chi dei quattro è bisognoso di denaro, ma ancor più è la terra della Puglia, quel sud provinciale che Rubini ha raccontato anche in TUTTO L'AMORE CHE C'E' e L'ANIMA GEMELLA.

Opera ambiziosa LA TERRA ricorda il Dostoevskij dei KARAMAZOV, dove la sottile caratterizzazione di litigiosi e opposti fratelli fa da scenario ad un intrigo giallo, con un assassino presumibilmente nascosto tra i quattro protagonisti. Rubini non ha paura di volare alto, portando avanti un film corale, con una confezione ricercata e d'esportazione, che dipinge un sud contraddittorio, violento quanto affascinante. Verso il quale il protagonista Luigi tenta invano di mantenere il distacco, costretto nel finale a venire a patti con la comunità del luogo, quasi dimenticandosi della sua recente vita e della moglie pronta ad abbandonarlo.

Non mancano alcuni ottimi momenti, come tutta la sequenza dell'omicidio, e Rubini che si concede, sebbene autolesionista visto il look, un piccolo ma incisivo ruolo, affronta alcuni temi inerenti alla famiglia e ai rapporti parentali, evitando saggiamente luoghi comuni o traumi ad effetto tanto ricorrenti in certo modesto cinema italiano (e ci riferiamo all'ultima Comencini), dimostrando di essere un vero regista. Peccato che non tutto sia però ben calibrato, ad incominciare dalle musiche inutilmente invadenti di Pino Donaggio, e da alcuni personaggi non ben raccontati, soprattutto quelli femminili che sembrano completamente avulsi al contesto, dove anche i fratelli, su tutti il politico interpretato da Solfrizzi, non sempre sono approfonditi sufficientemente. Lo stesso finale, prima nello sviluppo del giallo, poi nella gestione autoritaria di un rinato Luigi, non convince pienamente scivolando in un rassicurante rappacificamento familiare che lascia particolarmente delusi.


 


Secondo te quanti euro merita??
 

[14-03-2006]

 
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