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Angel-A

di Luc Besson. Con Jamel Debbouze, Rie Rasmussen

di Svevo Moltrasio

Stanco e frustrato dai debiti che lo attanagliano, Andrè marocchino d' origine americana, decide di farla finita buttandosi nella Senna. Proprio mentre sta per lanciarsi, una bellissima donna, che pare avere le sue stesse intenzioni, farà prendere una piega imprevista alla sua vita.

Dopo alcune produzioni di scarso livello, il regista francese Luc Besson torna alla regia a distanza di sette anni dal deludente GIOVANNA D'ARCO. Per alcuni anni Besson ha goduto della fortuna di pellicole che si sono imposte sul mercato mondiale, aprendogli la strada per alcune regie in terra americana, con grandi star e sontuose produzioni. L'ultimo film è una sorta di ritorno al passato, con un'operazione dal budget contenuto e costruita sull'interpretazione dei due protagonisti, logorroici e insopportabili.

ANGEL-A conferma la spropositata fama di cui gode il regista francese, in un film che all'apparenza si vorrebbe leggero e d'evasione, ma che in realtà sprofonda nella retorica e in alcune ingenuità davvero imbarazzanti. La storia dell'angelo che scende in terra per salvare il malcapitato di turno è davvero troppo vecchia, così come lo è il modo di raccontarla che adotta Besson, con un'ironia grossolana e con un finale falsamente poetico e fin troppo prevedibile. Non basta l'ambientazione in una Parigi semi deserta, ripresa con una fotografia inutilmente virata in bianco e nero, forse per rendere ancora più espliciti gli omaggi a Capra e Wenders, a salvare un film dallo svolgimento piatto e con alcuni momenti - come il lungo piano sequenza con Andrè al bagno che è spinto a confessarsi il proprio amore - tecnicamente articolati ma privi di un'adeguata forza emotiva.

I due protagonisti si parlano addosso per tutto il film, e la maturazione di Andrè, che da solitario e timido si trasforma in coraggioso e follemente innamorato, segue un percorso scontato, con tanto di didascalica lezioncina. Ci si diverte raramente, e le poche cose buone e in parte originali, come il modo non troppo angelico di guadagnare i soldi che adotta Angela, sono indebolite nella seconda parte del film che rimette in dubbio tutto quanto successo, banalizzando ancor più le situazioni. D'altronde da un autore che ha la fantasia di chiamare l'incarnazione di un angelo col nome di Angela, non ci si può aspettare altro.

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - besson - debbouze
 

[23-04-2006]

 
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