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Bus investe e uccide 66enne

Alemanno chiede più controlli per i conducenti

Controlli a tappeto e tolleranza zera.  L’incidente mortale di sabato sera in viale Isacco Newton, dove ha prso la vita Gino Anselmi, 66 anni, investito da un autobus mentre si era fermato con l’auto in panne al lato della strada, ha innescato una spirale di discussioni e prese di posizioni. 

Alessandro M., il conducente del mezzo pubblico che si stava dirigendo al deposito è risultato alla guida sotto l’effetto sotto l’effetto di cocaina.  Il giovane sarà licenziato, assicurano alla trambus, intanto si trova in stato di arresto a regina coeli.

"Io non l´ho proprio visto quell´uomo fermo sulla strada, non mi sono accorto di niente. -Ha detto- Non ho visto neanche la macchina. Era buio. Non mi ricordo niente, è inutile che continuate a farmi tutte queste domande. Io so solo che, fuori servizio per via di un ritardo che avevo accumulato nella corsa, stavo andando al capolinea. Da lì avrei fatto l´ultima corsa dal capolinea di Laurentina fino a quello di piazzale Clodio e poi avrei finito il turno alle 21, dopo le mie 6 ore di lavoro".

Sotto accusa i controlli per i conducenti. La normativa prevede visite psicoattitudinali una volta all’anno presso il servizio sanitario delle ferrovie dello stato.  La programmazione degli stessi prevede che siano annunciati con grande anticipo. Inoltre, basterebbe un certificato medico per posticiparli.

Dal Campidoglio è arrivato il cordoglio alla famiglia Anselmi. Il sindaco Alemanno ha detto il comune garantirà le spese dei funerali. Il primo cittadino chiede ora un un nuovo protocollo sui controlli alla Trambus che preveda narcostest a sorpresa sugli autisti. 

L’asessore alla mobilità, Sergio Marchi, ha chiesto la convocazione di un tavolo di confronto per la messa a punto di una nuova normativa.  Intanto, i sindacati dei conducenti fanno quadrato intorno alla categoria e di controlli efficaci che in passato hanno riscontrato non più tre casi l’anno di positività.

Spiegheranno poi quanto si stressante il loro lavoro, costantemente bloccati dagli ingorghi del traffico, con gli orari da rispettare e spesso passeggeri molesti. 

Tra i residenti però l’indice è puntato contro quel maledetto stradone a due corsie e una d’emergenza ridotta al minimo. Fermarsi lì – dicono – vuol dire rischiare seriamente la vita.

 
 

[22-12-2008]

 
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