Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cronaca Roma
 
» Prima Pagina » Cronaca Roma
 
 

Le ammissioni di Frederich Vernarelli

''ho fatto una stupidaggine''

 "Ho fatto una stupidaggine, ero io alla guida dell'auto in compagnia di due amici di nazionalità ungherese". Sono le parole che  avrebbe detto subito dopo lo schianto. Enzo Zazza e Pietro Grandoni, funzionari del diciassettesimo gruppo, hanno riferito la circostanza nel corso del processo per omicidio colposo plurimo, omissione di soccorso e guida in stato d'ebbrezza. I due hanno fornito la stessa descrizione dello stato di Vernarelli al momento del loro intervento.

Il trentaduenne è accusato di aver travolto e ucciso all'altezza di Lungotevere degli Altoviti, la notte tra il 17 e il 18 marzo scorso, due turiste irlandesi, Elizabeth Anne Gubbins, 27 anni, e Mary Clare Collins, 28 anni.

 L'imputato si trovava in via Virgilio dove era andato a sbattere con la sua Mercedes contro alcune auto in sosta, dopo aver urtato un cassonetto dei rifiuti a piazza Adriana e travolto le due straniere all'altezza di Lungotevere degli Altoviti. "Era in piedi a ridosso delle auto in sosta - hanno raccontato i vigili -, era assente, in stato confusionale, presentava alito vinoso, era barcollante, aveva incertezza nel parlare, non era in grado di stabilire una conversazione fluida. Aveva una ferita sul naso. Una volta in ufficio Vernarelli è rimasto a dormire sulla sedia. Ha chiesto di fumare una sigaretta e così si è lasciato andare. Ha ripetuto diverse volte - ha insistito Grandoni - 'ho fatto una cazzata perché guidavo io". Il funzionario ha precisato che Vernarelli avrebbe detto quelle frasi dopo la notifica del verbale di arresto: "Era molto provato e proprio per questo non abbiamo verbalizzato quelle dichiarazioni".

 Secondo quanto emerso dalle testimonianze della polizia municipale che ha fatto i primi rilievi, la targa della Mercedes era stata rinvenuta sul Lungotevere, mentre l'auto in via Virgilio, il posto dell'ultimo incidente. Vernarelli in prima battuta accennò a una ragazza. Gli investigatori spaventati controllarono all'interno del veicolo, ma non trovarono nessuno e non diedero rilevanza, quindi, all'esclamazione del giovane. Vernarelli venne accompagnato in ambulanza all'ospedale Santo Spirito dove i vigili portarono il testimone americano Manuel Ruiz e un'altra persona che fece da interprete. Ruiz, però, non riconobbe in Vernarelli l'uomo visto scendere dall'auto dopo l'incidente. Luciano Di Stefano, funzionario del primo gruppo, rispondendo alle domande del pm Andrea Mosca, ha rivelato che non sono state verbalizzate le dichiarazioni di altri tre testimoni americani: "tanto le versioni concordavano con quelle di Ruiz - si è giustificato -. Non abbiamo ritenuto di far fare il riconoscimento all'altro teste, il carabiniere in borghese - ha aggiunto - perchè aveva descritto soltanto un uomo che stava vicino all'auto, mentre Ruiz aveva parlato di una persona che scendeva dal mezzo".

"Erano doverosi accertamenti che non sono stati fatti al momento del sinistro - ha commentato l'avvocato Giovanni Marcellitti, uno dei difensori di Vernarelli -. Da rilevare, inoltre, la mancata individuazione dei testimoni e il fatto che non è stato redatto un verbale di riconoscimento". La difesa sostiene che alla guida della Mercedes al momento dell'incidente mortale c'era uno dei due amici ungheresi del suo assistito, mentre gli altri due impatti potrebbero essere attribuiti a Vernarelli.

 In aula oggi, per la prima volta, i familiari delle due ragazze irlandesi si sono ritrovati di fronte all'imputato, che ora è soggetto soltanto all'obbligo di firma e che era accompagnato dal padre. La madre di Mary Clare Collins, Patricia, ha pianto a tratti nel corso dell'udienza caratterizzata da momenti drammatici, come quello della deposizione del medico legale Mariarosaria Aromatario che ha effettuato l'autopsia: "Il decesso è stato pressochè immediato - ha spiegato -. Le due ragazze presentavano lesioni speculari, identiche (fratture multiple, lacerazione trasversale e netta dell'aorta). L'esame alcolimetrico per la Collins ha avuto come risultato 0,8 grammi per litro. L'effetto dell'alcool dipende dall'abitudine ad assumere alcolici. In ogni caso, quel tasso indica uno stato di euforia e non di ubriachezza". Il processo, che è stato aggiornato al prossimo 9 gennaio, proseguirà con altri testi e l'esame dell'imputato.

 
 

[19-12-2008]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE