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Giustizia, il ''lodo Alfano'' entra nel vivo

Definiti gli ultimi dettagli del pacchetto da presentare al Consiglio dei Ministri

di Filippo Pazienza

Il caso "Why not", con lo scontro tra le procure di Salerno e Catanzaro, ha nuovamente posto l'accento sul tema della giustizia. Periodo, questo, particolarmente delicato se si considera che proprio in questi giorni il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sta mettendo a punto gli ultimi dettagli del ddl da presentare prossimamente in Consiglio dei Ministri. A questo proposito, è arrivata la notizia che il ministro ha deciso di far slittare a gennaio la presentazione (originariamente prevista per il 19 dicembre) del pacchetto definitivo, il tutto per permettere in queste settimane che ci separano dal 2009 un migliore confronto sul tema con l'opposizione. Un riforma, quella proposta dal ministro, ad ampio raggio che intende ritoccare numerosi aspetti del meccanismo finora in funzione.

Tentiamo allora di attraversare il testo del ddl alla ricerca dei suoi punti fondamentali.

L'elemento basilare, più volte reclamizzato, è la separazione delle carriere con annesso il principio della "terzietà dei giudici". Tradotto, significa carriere diverse per pm e avvocati e minori legami tra magistrati e giudici. Una soluzione che, secondo Alfano, garantirebbe maggiore trasparenza: "Sul piano tecnico si può chiamare separazione delle carriere, ma il principio è quello della parità tra accusa e difesa e della terzietà del giudice. Serve un giudice che sia terzo ed equidistante, cosa che pensiamo non sempre ci sia stata. Pm e giudici fanno parte dello stesso ordine, lavorano negli stessi uffici e fanno gli stessi concorsi".

Risulta chiaro, poi, che la riforma della fase investigativa sia quella maggiormente interessata dal ddl. Il ministro intende intervenire in prima battuta sugli sviluppi dell'obbligatorietà dell'azione penale. Il principio, che resta essenziale, obbliga come sappiamo il Pm ad aprire "fascicoli" in presenza di notizie di reato. Nel ddl è contenuta, a questo proposito, una norma che vuole eliminare la discrezionalità che il magistrato si ritrova a dover utilizzare quando tali notizie di reato risultano talmente numerose da non consentire contemporaneamente l'apertura di altrettante azioni penali. Alfano propone di dari vita a dei principi di priorità: "su cui si possa anche misurare la capacità degli uffici a perseguire reati".

Passando alla fase delle indagini preliminari, il ddl prevede maggiore autonomia della polizia giudiziaria nei confronti del Pm, con la possibilità per carabinieri, guardia di finanza e polizia di ricercare e acquisire notizie di reato da dover poi "comunicare senza ritardo" al magistrato responsabile delle indagini. Lo stesso Pm, quindi, potrà solo ricevere tali informazioni e non cercarle direttamente come oggi avviene. Segnalazioni che potranno essere destinate al magistrato non solo dalle forze di polizia ma anche dai singoli cittadini mediante querele etc. La polizia giudiziaria avrà inoltre potere autonomo di sequestro del corpo del reato.

La cessazione di questa libera ricerca di notizie di reato, secondo Alfano, porrà fine anche alla questione dei "teoremi investigativi" più volte messa sotto accusa dall'opinione pubblica. Sempre in quest'ottica, il pm non potrà più, di conseguenza, "aprire fascicoli" sulla base di articoli di giornale o confidenze personali. Inoltre, nella sua autonomia investigativa, la polizia giudiziaria una volte informato il magistrato potrà anche effettuare indagini parallele seguendo piste opposte a quelle del pm che a sua voltà sarà obbligato a tener conto dei risultati di tali indagini.

Il provvedimento modificherà anche i termini delle proroga delle indagini preliminari. Fino a questo momento, la fase istruttoria dura 18 mesi (portati a 2 anni nei casi più gravi) con proroghe da richiedere poi ogni sei mesi. La bozza di ddl porterà da sei mesi ad un anno il termine entro il quale chiedere la prima proroga, con un obiettivo acceleratorio (il gip non dovrà pronunciarsi più volte per concedere altro tempo al pm che, generalmente, in sei mesi non conclude quasi mai un'indagine).

Infine, il provvedimento tocca anche la questione del sovraffollamento delle carceri. Innanzitutto vengono ontrodotte delle norme relative alle gare d'appalto per la costruzione di nuove carceri che di fatto impediscono, nel caso di contenziosi, il blocco dei lavori. Altre novità è quella relativa al trasferimento dei detenuti. Circa un terzo dei traferimenti, infatti, è dovuto alla necessità di interrogare i carcerati o sottoportli alla convalida di misure cautelari. Per questi casi è stato ipotizzato che siano il pm o il gip a recarsi in carcere, così da risparmiare l'utilizzo di agenti.

[12-12-2008]

 
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