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Primo Piano

Francesca Leone espone i suoi lavori a palazzo Venezia

Di Manuela Navazio

Tra le pittrici più interessanti del panorama italiano, esponente della rinascita della pittura figurativa, Francesca Leone espone i suoi lavori nella Sala del Refettorio di Palazzo Venezia. "Primo Piano", questo il titolo della mostra curata da soprintendente al Polo Museale Romano Claudio Strinati resterà aperta fino al 6 gennaio.

Cresciuta in una famiglia di artisti, la Leone inizia il suo percorso pittorico avendo respirato un’atmosfera culturale e familiare molto intensa, vivendo da vicino la realizzazione di importanti capolavori cinematografici del padre Sergio. Il titolo della mostra evoca una doppia lettura, sia in senso propriamente artistico che esistenziale. Lo sguardo della pittrice, infatti, si focalizza non solo sul volto e sul primo piano in genere, inteso come fonte ispiratrice e destinatario della sua sensibilità stilistica, ma anche sulla realtà estremamente veloce e sfuggente di oggi, di cui cerca di coglierne l’istante e fissarlo in modo indelebile.

L’esposizione prende spunto dal mondo contemporaneo e si sviluppa fondamentalmente sui grandi ritratti delle personalità che hanno contribuito in modo determinante nel cercare di portare armonia e pace nel mondo: Martin Luther King, Mahatma Gandhi, A. San Suu K. Ispirazione che si riversa anche sulle figure mistiche dei monaci tibetani. Tema importante quest’ultimo, richiamato in diverse suggestive tele. “Il primo piano– ha spiegato Strinati - è da un lato quello delle singole figure ma anche quello della nostra attenzione che l’artista vuole coinvolgere con tutto il peso della materia pittorica, viva e palpitante anche se delicatamente lavorata e calata sulla tela con una leggerezza che non contrasta mai con la efficacissima energia della formulazione finale dell’ immagine”. Significativa anche la scelta dell’artista di costruire il suo programma iconografico intorno a temi così urgenti e significativi che però, se trattati in modo inopportuno rischierebbero di scadere in un mediocre appello a generici, presunti buoni sentimenti collettivi. Francesca Leone evita invece questo rischio attraverso una visione sintetica dove l’angoscia e la protesta sono rafforzate dalla scelta di non rappresentare direttamente la violenza e il sopruso ma di affidare alle figure dei monaci il compito di arricchire il messaggio simbolico dell’installazione insieme ai volti di coloro che hanno voluto resistere lottando per la pace e i diritti umani.

[10-12-2008]

 
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