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Stella

di Sylvie Verheyde. Con Leora Barbara, Guillaume Depardieu

di Rosario Sparti

1977. Stella ha undici anni, vive appena fuori Parigi in un quartiere operaio. Ammessa a frequentare una prestigiosa scuola cittadina, incontra Gladys, la figlia di due intelletuali ebrei argentini. La sua nuova migliore amica la aiuterà a muovere i primi passi nel mondo reale.

Presentato, con grande successo, alle Giornate degli autori dell’ultimo Festival di Venezia, il film prende spunto dalle vicende autobiografiche dell’autrice. Il film, ultima interpretazione dello scomparso Guillame Depardieu, deve la maggior parte della sua buona riuscita nella straordinaria spontaneità della sua giovane interprete, Lèora Barbara.

Il suo personaggio, rinchiuso in un bar-prigione dove la madre e il padre, interpretato dal cantante Benjamin Biolay, si tradiscono reciprocamente e passano il tempo tra alcool, biliardo e le canzoni di Eddie Mytchell che vengono dal juke-box, è un esempio di quel principio di Marivaux secondo il quale è il condizionamento sociale a rendere schiavi d’un ruolo e un ambiente.

Ognuno però è artefice del proprio destino e così Stella si allontana dal suo piccolo mondo scoprendo la gioia della lettura di Balzac, la musica cantautoriale, la felicità – nonostante la scarsa voglia di studiare- nell’essere promossi e l’emozione del primo amore sulle note d’un italico Umberto Tozzi. La pellicola è piccola piccola ma dotata di grande sincerità, sprizza verità da tutti i pori e incanta con la sua empatia verso quegli anni in tasca, memori del tocco di Truffaut.

 

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[07-12-2008]

 
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