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''Il Gabbiano'' di Cechov

All’Eliseo per la regia di Marco Bernardi

Di Giuseppe Duca

Con “Il Gabbiano”, fino al 14 dicembre all’Eliseo, Marco Bernardi ritorna a Cechov otto anni dopo la fortunata prova de “Il Giardino dei ciliegi” con la sua compagnia guidata come allora da Carlo Simoni e Patrizia Milani affiancati in questa occasione da Maurizio Donadoni e da quattro giovani, promettenti attori. “Il mio modo di mettere in scena i testi, ormai si sa, vorrebbe essere un tentativo di fenomenologia del teatro – ha spiegato il regista -. Vale a dire provare a tradurre in scrittura scenica il testo nella sua completezza, in una sorta di utopia ricostruttiva di tutti i punti di vista dell’autore. Un’illusione esaustiva che, almeno nelle intenzioni, ci riporti concretamente al cospetto di Anton Cechov, vicino a lui, al calore della sua voce, al significato delle sue parole, all’intelligenza dei suoi pensieri. Come in una seduta spiritica”.

Scritto nel 1895 e rappresentato per la prima volta a Pietroburgo l’anno successivo, è certamente uno capolavori teatrali di Anton Cechov. Amato dal pubblico e dagli uomini di teatro, è forse il suo testo più rappresentato in ogni epoca e in ogni luogo per l’importanza dei temi trattati, per la profondità dell’analisi della condizione umana e per la felicità poetica della storia e dei personaggi. Al centro i conflitti generazionali nella doppia dimensione genitori/figli e artisti affermati/giovani artisti debuttanti e poi i ragionamenti appassionati sull’arte, sulla scrittura, sul teatro, il tutto condito da tonnellate di amore in tutte le forme e varianti possibili: vissuto, negato, nascosto. “Il gabbiano”, per la scelta del materiale tematico, è soprattutto una confessione pubblica dell’autore, stilizzata in modo drammaturgico. Una giostra artistica di materiale personale e forse proprio per questo le speranze dei giovani artisti Nina e Kostia e le amarezze degli adulti e affermati Arkadina e Trigorin, intrise come sono di amore, rivalità e gelosia ci emozionano come se le vivessimo noi stessi, oggi.

“C’è qualcosa di magico, di malato, nel modo in cui Cechov racconta questa storia e dipinge con straordinaria precisione i personaggi che la vivono – ha osservato Bernardi - C’è il suo stile, ci sono le sue atmosfere, c’è la capacità di ridere attraverso il pianto e piangere attraverso il riso, come nella vita, che fa di questo autore il più grande interprete moderno dei linguaggi del teatro e, allo stesso tempo, uno dei più acuti (e pietosi) conoscitori dell’essere umano, delle sue debolezze ma anche delle sue potenzialità affettive e positivamente etiche. Il male e il bene, per così dire…”.

Il Teatro Eliseo è in Via Nazionale, 183. Telefono botteghino: 06 4882114 | 06 48872222.

[04-12-2008]

 
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