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Vaticano: no alla depenalizzazione dell'omosessualitÓ

Secondo la Santa Sede favorirebbe i matrimoni gay

Se non ci fossero di mezzo diritti umani violati per centinaia di migliaia di persone, verrebbe presa come l’ennesima polemica dal sapore ottocentesco tra papalini e anticlericali. Invece, la questione è assai seria. La notizia ha fatto il giro del web, delle radio e delle tv molto rapidamente, come sempre capita quando c’è di mezzo il Vaticano. Ebbene, pare proprio che Oltretevere non piaccia la proposta che la Francia si appresta a fare, in quanto presidente di turno dell’Unione Europea (e quindi appoggiata anche dagli altri paesi) all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, quando tra qualche giorno, probabilmente il 10 dicembre, presenterà una discussione sulla “depenalizzazione universale dell’omosessualità”. Monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite, ha dichiarato a nome del Vaticano la contrarietà alla proposta. Ha dichiarato il presule: “Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni.” Le discriminazioni sarebbero queste: “gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come 'matrimonio' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”.

Ora, è fin troppo facile ricordare che ci sono un’ottantina di paesi al mondo in cui l’omosessualità è perseguita (perseguitata?) per legge. In una decina di essi c’è la pena di morte. Il caso più eclatante è quello dell’Iran, dove gli omosessuali vengono impiccati. Il ministro degli esteri iraniano già oggi ha chiarito che se l’Onu dovesse votare la proposta la condanna a morte resterebbe in vigore. Stranamente, aggiungiamo noi, visto che Ahmadinejad notoriamente sostiene che i gay in Iran non esistono. Solo qualche mese fa ci fu il caso di un ragazzo sballottato tra Amsterdam e Londra, nella speranza di avere asilo politico nel Regno Unito: in Iran lo avrebbe atteso l’impiccagione, sorte già toccata al suo compagno.

 

Vale la pena, però, fare almeno tre considerazioni, pur confondendoci con la (genuina e comprensibile) battaglia tra papalini e anticlericali.

La prima è assai ovvia, anche se ci pare che sia stata poco battuta dai media. Il Vaticano sostanzialmente accusa la Francia di voler nascondere, dietro un manifesto sulla depenalizzazione dell’omosessualità e una battaglia che non può non avere larghi consensi tra le persone ragionevoli, un tentativo di esercitare pressioni sugli stati per istituire i matrimoni gay. Ebbene, perché dovrebbe farlo, visto che la stessa Francia non ha i matrimoni gay?

 

Seconda osservazione: quella sul matrimonio gay è una discussione prettamente occidentale (e tutto sommato poco battuta, visto che sono pochi gli stati a riconoscere questo istituto, mentre più viva è la questione delle unioni civili). Per quale motivo al mondo, dunque, si dovrebbe andare all’Onu per discuterne, quando si potrebbe farlo in sede di Unione Europea, e oltretutto con ben pochi vincoli per chi vi partecipa? O si pensa, in Vaticano, che si vada all’Onu per discorrere di matrimoni gay con Ahmadinejad? O magari con Robert Mugabe, il sanguinario dittatore dello Zimbabwe che definì i gay “subumani peggiori dei porci”?

Terza, ma più importante, osservazione: non si sente scomodo, il Vaticano, nell’opporsi a una proposta di questo genere, ritrovandosi a braccetto proprio col rappresentante dell’Iran, o magari con lo stesso Mugabe?

 

Simone Luciani

[02-12-2008]

 
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