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Napolitano e il testamento biologico

Il Capo dello Stato scrive al Movimento per la Vita. Leggere tra le righe...

Cosa spinge un Presidente della Repubblica a rispondere a un appello, uno dei tanti che riceve quotidianamente, dai più strambi ai più seri? In primo luogo, assai banalmente, il fatto di essere partecipe al tema che viene proposto nell’appello. In secondo luogo, altrettanto banalmente, il fatto di avere qualcosa da dire su quel tema. Fermiamoci sul secondo punto. A volte, la risposta si limita all’esercizio del ruolo di Capo dello Stato. Altre volte, dietro le ingessature istituzionali e linguistiche (più che comprensibili) si nasconde altro. Appunto, qualcosa da dire, oltre le banalità.

 

Oggi Giorgio Napolitano ha risposto a un appello del Movimento per la Vita, la storica associazione “cattolica di base” che nacque negli anni ’70 in nome dell’opposizione alla regolamentazione dell’aborto, e che oggi prosegue le sue battaglie in tutto il campo bioetico. Ebbene, l’appello del Movimento, inviato qualche giorno fa, chiedeva a Napolitano di concedere la “grazia” (linguaggio discutibile, o come minimo inelegante) a Eluana Englaro. Ovvero, di stoppare in qualche modo le sentenze (non l’ultima, che si è limitata a respingere un ricorso, ma probabilmente le due precedenti della Corte d’Appello di Milano del 9 luglio e della Corte di Cassazione del 16 ottobre 2007) che consentono a Beppino Englaro di sospendere nutrizione e alimentazione artificiali che tengono in stato vegetativo la povera figlia da quasi 17 anni. Non entreremo qui nel merito della lunga vicenda,dei suoi aspetti medici e di quelli giuridici. Tuttavia, è bene ricordarne l’aspetto politico.

 

In Italia non esiste una legge sul testamento biologico, o dichiarazione anticipata di trattamento. Esistono però alcuni articoli del codice civile che, nati con altri scopi, secondo alcuni giudici possono consentirci di “depositare” delle dichiarazioni sui trattamenti sanitari che non vorremo nell’eventualità in cui non saremo più in grado di intendere e di volere. Esiste, soprattutto, l’articolo 32 della Costituzione che garantisce la libertà di cura. Anche quella di non curarsi. Il “mondo cattolico” (ci si passi l’ingiusta semplificazione su un mondo in realtà assai variegato), fino a pochi mesi fa, era convinto che il semplice fatto che non esistesse una legge “organica” garantisse da quella che, nella bioetica cattolica, si definisce “eutanasia passiva”, ma che è semplicemente la possibilità di rifiutare le terapie e che con l’eutanasia non ha nulla a che vedere. Le sentenze sul caso Englaro e su altri casi hanno invece dimostrato che è possibile eccome rifiutare dei trattamenti sanitari. Allora è subentrata, sempre nel mondo cattolico, una fretta immane di avere una legge. Non una legge che garantisca la libertà di cura ma che la limiti il più possibile. E per evitare che su questi singoli casi possano decidere i giudici (il che, in Italia, infastidisce sempre quando i giudici decidono contro i propri principi, salvo poi inneggiare alla magistratura nel caso contrario).

 

Questo è il contesto dell’intervento di oggi del Capo dello Stato. Che ha risposto nella lettera al Movimento per la Vita dicendo sostanzialmente due cose. La prima riguarda i giudici di Cassazione del 16 ottobre 2007. Napolitano ha semplicemente ricordato, come si può leggere, che gli ermellini, accusati dal “mondo cattolico di aver “invaso” il potere legislativo, di aver voluto prendere decisioni non “applicando” le leggi (che non ci sono) ma di fatto “creandone”, hanno in realtà solo fatto il loro lavoro. Il concetto, come ha detto Napolitano, era stato già espresso dalla Corte Costituzionale, che aveva aggiunto che il parlamento, volendo, avrebbe potuto scrivere una legge sul testamento biologico in qualunque momento al di là della magistratura. Non lo ha fatto, aggiungiamo noi, anche per l’ostilità dei parlamentari cattolici. La seconda cosa scritta da Napolitano è che la legge dovrà essere condivisa e non frettolosa. Questa, che può apparire una banalità “istituzionale”, nasconde molto di più. Perché il mondo cattolico ora ha molta fretta di avere una legge, per evitare nuove sentenze sgradite. E perché i parlamentari cattolici, o che si dichiarano tali, se volessero, potrebbero fare una legge anche supportata da numeri molto larghi, visto che sono la grande maggioranza. Il problema è la sensibilità del paese che, su questo tema, abbiamo l’impressione sia ben diversa dalla fotografia scattata dal parlamento e, soprattutto, che, come per tutti i diritti civili, si dovrebbero rispettare le libertà e le sensibilità anche delle più esigue minoranze. Dunque, anche se tv e agenzie hanno titolato banalmente che il Presidente della Repubblica vuole una legge condivisa sul testamento biologico, ciò che Napolitano ci ha comunicato è qualcosa di ben diverso e di ben più incisivo.

 

Simone Luciani

[26-11-2008]

 
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