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Il Vangelo secondo Pilato

Al Valle Glauco Mauri e Roberto Sturno

Di Giuseppe Duca

Hanno sondato il rapporto tra il freddo razionalismo e la colpa nel “Delitto e Castigo” di Dostoevskij. Hanno ricostruito la tragica parabola dal senso d’onnipotenza alla caduta del “Faust” di Goethe, ed ora, passando dai classici del passato ad una scrittura contemporanea, si avventurano nell’eterno dilemma tra dubbio e fede. Glauco Mauri e Roberto Sturno portano in scena al Valle fino al 14 dicembre, dopo “Variazioni enigmatiche”, un altro testo di Eric-Emmanuel Schmitt: “Il Vangelo secondo Pilato”, adattamento teatrale firmato dallo stesso autore francese da un suo romanzo di grande successo. Come la versione originale, anche questa curata e diretta da Mauri si divide in due parti: la prima, “La notte degli ulivi”, immagina Gesù qualche ora prima del suo arresto, consapevole della morte imminente, colto dal dubbio sulla sua natura divina, preda di un’umanissima paura, mentre ripercorre il suo straordinario percorso.

Questa struggente testimonianza è prologo e antefatto de “Il Vangelo secondo Pilato”, ossia l’indagine che quest’ultimo compie sulla scomparsa del corpo di Gesù e sul suo riapparire poco dopo vivo, per mettere a tacere le voci di una presunta resurrezione.

Un’inchiesta che ha il ritmo e il sapore di una vicenda poliziesca, con colpi di scena drammatici venati da feroce ironia, destinata a non sciogliere i dubbi lasciando spazio all’insondabile. Così, nella prima parte Glauco Mauri è in scena nel ruolo dell’Uomo che riferisce di Gesù e rivive la vita del figlio di Maria attraverso un racconto; nella seconda parte Roberto Sturno è Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea che alla notizia della scoperta della tomba vuota si mette sulle tracce del Messia. Marco Blanchi è lo scrivano Sesto al quale Pilato detta le lettere sul resoconto delle sue indagini. Una vicenda nella quale ognuno può ritrovare un percorso sul quale ha riflettuto scegliendo una posizione, un’idea, forse un proprio Vangelo. “Nel caso di Gesù – dice Pilato – ho tentato di difendere la mia ragione, salvarla a tutti i costi dal mistero. Ammetto che esiste qualcosa di incomprensibile”.

“Qui è il testo stesso a porsi come una meditazione, un interrogativo, una commossa poesia sull’uomo Gesù - spiega il regista -  mai come in questo spettacolo l’impegno di noi attori non è tanto rendere più o meno felicemente l’interpretazione di un personaggio, ma far fiorire poeticamente una storia che, sia per chi crede come per chi non crede, ha comunque sconvolto e illuminato la storia dell’umanità”.

Le scene sono di Mauro Carosi, i costumi di Odette Nicoletti e le musiche di Germano Mazzocchetti.

Per informazioni e prenotazioni biglietteria del teatro Valle tel. 06/68803794

[24-11-2008]

 
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