Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 13 dicembre 2017
 
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I figli degli uomini

di Alfonso Cuaṛn. Con Clive Owen, Michael Caine

di Francesco Orsi

Inghilterra, 2027. Il mondo è attraversato da due flagelli solo apparentemente scollegati: l'infertilità delle donne e una guerra tra stati e immigrati clandestini. Tra attentati terroristici, guerriglie e sangue versato, forse c'è ancora una possibilità di salvezza.

Presentato all'ultima mostra del cinema di Venezia, I FIGLI DEGLI UOMINI di Alfonso Cuaròn ha ottenuto critiche contrastanti. La scena si svolge in tre luoghi. Londra, riconoscibile ma mille volte più grigia, cupa, sporca e violenta, dominata dal terrore e dalle forze militari. La campagna inglese, che fa da base ai terroristi e dà riparo a vecchi dissidenti, apparente oasi di tranquillità. Infine una - immaginiamo - irriconoscibile Brighton, cumulo di macerie, teatro di scontri incessanti tra forze militari, immigrati, e non meglio precisate bande islamiche.

L'aspetto più riuscito del film è la rappresentazione esterna di un futuro troppo vicino e simile per certi versi al nostro presente per non risultare inquietante. Si tratta di un futuro di regresso morale, civile, ed anche tecnologico. I difetti, che riguardano principalmente la sceneggiatura, sono tuttavia fatali. In primo luogo, per quanto realistico possa sembrare questo apocalittico 2027, ci viene detto poco o niente su come l'umanità abbia saputo ridursi così. Forse Cuaròn ritiene che le cause della rovina siano già ora davanti ai nostri occhi se solo cerchiamo di vedere meglio? Anche ad essere pessimisti, ciò sembra francamente incredibile. Inoltre, alcuni dettagli non sono del tutto chiari: non è chiara la dialettica interna al gruppo terrorista cui è coinvolto il protagonista Theo (un Clive Owen più in parte del solito); né è chiara la natura del Progetto Umano, misteriosa organizzazione che dovrebbe portare in salvo l'umanità futura.

È vero, il film gioca in gran parte sui ritmi dell'inseguimento e della fuga salvifica, ma le pause che pure vi sono (ad esempio, nella casa di campagna di Michael Caine) non offrono sufficienti spazi per la riflessione e il chiarimento, ma sono solo il luogo della nostalgia per il mondo che fu?anche per mezzo di una colonna sonora, i cui interventi non sembrano sempre opportuni, e che va dai King Crimson fino ai Rolling Stones rimaneggiati da Franco Battiato (!). Infine, sembra anche che manchi una certa profondità nella delineazione dei protagonisti e delle loro storie. Il film parte insomma da un' idea intrigante e una messinscena a prima vista persuasiva - grazie a lunghi piani sequenza davvero pirotecnici -, ma non riesce a dare sviluppo adeguato ad una storia che sia in grado di presentare tutta la complessità che un soggetto tanto ambizioso richiede.



 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 

[28-11-2006]

 
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