Giornale di informazione di Roma - Domenica 17 dicembre 2017
 
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Ama la verità e perdona l'errore

‘Ama la verità e perdona l’errore’ così Voltaire definiva l’arte del perdono.   

Quante volte dopo aver subito un torto, un aggressione, un umiliazione, superata la fase della rabbia ci chiediamo se perdonare o meno? 
Io credo che non si dà amore senza possibilità di tradimento. A tradire, infatti, non sono i nemici e tanto meno gli estranei, ma i padri, le madri, i figli, i fratelli, gli amanti, le mogli, i mariti, gli amici. Solo loro possono tradire, perché su di loro un giorno abbiamo investito il nostro amore. 
Il tradimento appartiene all’amore come l’amore appartiene al perdono.
Possiamo reagire in diversi modi al tradimento: possiamo vendicarci del torto subito; operare il meccanismo della negazione, quindi cacciare l’altro dalla nostra vita e far finta che non sia mai esistito; o scegliere la via del perdono.

Probabilmente a lungo andare il perdono è la strada che ci da maggiore sollievo  e che ci aiuta a vivere meglio anche se richiede del tempo. 
Molto spesso la maggior parte delle nostre sofferenze sono frutto del mancato perdono. A volte coltiviamo odio per il nostro traditore senza sapere che questo sentimento terrà uniti, vittima e carnefice, in eterno. Al contrario il perdono, paradossalmente, ci aiuta a superare il torto subito dandoci la forza e la speranza di continuare la nostra vita in totale serenità.

C’è anche chi perdona avendo ancora la ferita ben viva. In questi casi si pedona soprattutto per paura della perdita dell’altro, anche se ci ha fatto del male. In questi casi il perdono finisce per rappresentare uno spartiacque tra un prima ed un dopo della  relazione. Dove il “dopo” della relazione mette sempre più trepidazione, spavento, sgomento, panico. Questo non è perdono sano. Questo non è amore. Questo è egoismo.

Si può perdonare se non possiamo dimenticare? Col perdono cerchiamo di dimenticare l’offesa subita? O cerchiamo solo di fare in modo che essa, pur presente nel ricordo, non sia più dolorosa?

Chiaramente il perdono può avvenire solo dopo che vi sia stata una rielaborazione mentale dell’offesa. Questo percorso è indispensabile per placare la rabbia e il desiderio di vendetta che nasce nei confronti di chi ci ha traditi. Ma anche se fossimo così bravi ad attuare tutto il percorso del perdono, questo non impedirebbe alla rabbia verso l’offensore di scomparire per sempre. Potrebbe continuare ad essere dentro di noi e potrebbe tornarci alla mente in determinate circostanze. Ma tali ricordi non avranno mai l’impatto doloroso che avrebbero avuto prima del perdono.

Possiamo pensare al perdono anche come un atto che non porta alla riconciliazione. Possiamo non nutrire più rabbia per l’offesa ricevuta e perdonare l’offensore, ma non volere più avere nessuna relazione con quest’ultimo. 

Per perdonare totalmente bisogna guardare la realtà dal punto di vista dell’offensore, comprendere quelle che possono essere state le motivazioni che hanno portato a sbagliare chi ci ha offeso. Bisogna anche riconoscere eventuali propri errori che possono aver contribuito alla nascita dell’offesa o del torto. Questo insieme di considerazioni può agevolare la concessione del perdono.

Perdonare, quindi, come gesto di amore per sé stessi, per perdonare anche sé stessi di aver permesso all’altro di farci del male. Non dimentichiamo che gli altri ci trattano come noi permettiamo loro di trattarci. In questo senso l’offesa  ed il relativo perdono possono rappresentare un occasione di crescita personale perchè quello che è accaduto non si verifichi più.
 
scrivete a: alessandrascortichini@yahoo.it   

[23-11-2008]

 
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