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Roma e la città riflessa

le straordinarie opere pittoriche di Giuseppe Modica

 Di Manuela Navazio

“Roma e la città riflessa”, è il titolo della mostra ospitata nelle sale del Palazzo di Venezia dedicata alle opere di Giuseppe Modica, artista affermato, elitario e navigatore solitario, autore di una pittura di straordinaria qualità che occupa un posto di primo piano nella cultura contemporanea.

 Dopo le retrospettive al Complesso del Vittoriano di Roma, alla Galleria Civica di Arezzo, al Loggiato di San Bartolomeo di Palermo e alla Galleria Civica di Marsala, Modica torna ad esporre nella capitale con un gruppo di circa 40 tele, inedite e relativamente recenti, in cui il tema dominante e conduttore è la città riflessa. Roma, a tratti riconoscibile nella sua fisionomia iconografica, viene restituita in misteriose e stupefatte apparizioni visionarie, nelle quali la scansione ritmica e la rifrazione dei dati del reale e della memoria contribuiscono a creare una sottile ma essenziale elaborazione del linguaggio. Il lavoro pittorico di Modica è da lunghi anni costituito da una lenta e complessa stratificazione di pensiero ed emozione che incarna, sia nel senso proprio che figurato, il tema della “riflessione”. Una sorta di filosofia labirintica che inganna e disorienta lo sguardo per restituirci una identità essenziale del “vedere”, misteriosamente lirica ed evocativa.

 Lo specchio, ancora una volta protagonista della pittura di Modica accentra ed esalta lo smarrimento che nasce dall’incontro di oggettività e memoria, flagranza di oggetti ed eco di vite trascorse nell’incrociarsi di prospettive rovesciate, nel rincorrersi logorante della realtà e del suo simulacro. Oggi negli stessi vetri si riflettono (o direttamente si offrono allo sguardo pensoso) i monumenti romani, gli archi, le vestigia di una storia che l’artista affronta senza retorica passatista ma piuttosto nello stupore e nella densità che da sempre sono anima della sua pittura. E ben di più dei monumenti, sempre peraltro immersi nell’articolato contesto della città, conta appunto quello stupore: muto sgomento di chi, sulle cose, sugli spazi, nell’inseguirsi delle luci e delle ombre s’interroga sul senso e sul perché del tempo e della vita.

La mostra chiuderà i battenti il prossimo 14 dicembre.

[21-11-2008]

 
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