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Le Rose Del Deserto

di Mario Monicelli. Con Giorgio Pasotti, Michele Placido

1940: nel deserto della Libia un plotone sanitario italiano aspetta la fine della guerra con fiducia. Isolati dal resto della battaglia i ragazzi ammazzano il tempo, ma la tragedia è alle porte.

Nuovo lavoro per l'ultranovantenne Mario Monicelli: contando su un cast variopinto che vede coinvolte giovani star come Pasotti ed attori di garanzia quali Placido e Haber insieme a non professionisti, il regista toscano torna negli anni Quaranta per raccontare delle truppe italiane in Libia.

L'affresco che ne esce è pieno di disincanto, con semplici ragazzi trascinati in operazioni superflue (l'impegno maggiore sembra quello di costruire un cimitero) e che, nonostante il tono leggero classico del regista, saranno coinvolti in tragici epiloghi. La guerra, oltre ad essere inutile, rende disumani e cattivi; questo sembra volerci dire Monicelli che non disdegna accenni all'attualità (si parla di una democrazia da portare nel mondo).

La critica italiana non ha avuto dubbi osannando l'ultima fatica del regista sottolineandone lo stile asciutto e diretto. In realtà ci si trova di fronte ad un cinema troppo approssimativo: l'elementare messa in scena più che voluta sembra inevitabile e decisamente anonima, come la scrittura che non riesce a rendere credibile nemmeno un personaggio. Monicelli sembra disinteressato da tutti gli aspetti tecnici: la musica entra sempre quando non dovrebbe, le scene sono tagliate nei momenti meno opportuni e alcune gag (vedi il personaggio del generale interpretato da Tatti Sanguineti) ripetute fino alla noia.

Alcune sequenze si salvano (pensiamo al matrimonio/funerale o a qualche chiacchiera tra i soldati), ma su tutto regna la malinconia di un cinema che vorrebbe con leggerezza trattare grandi argomenti ma che al contrario risulta faticoso e innocuo.

*1/2

Svevo Moltrasio

[12-12-2006]

 
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