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Mostre: da Rembrandt a Vermeer

L'arte olandese e fiamminga del '600 al Museo del Corso

 Di Manuela Navazio

Scene domestiche, raffigurazioni di interni inondati di luce, mirabili ritratti che esaltano l'individuo, paesaggi nordici dai cieli sconfinati, l'arte olandese e fiamminga del '600 arriva al Museo del Corso per la retrospettiva “Da Rembrandt a Vermeer”. L'importante rassegna presenta 55 dipinti, provenienti dalla straordinaria collezione della Gemaldegalerie di Berlino, una selezione mirata a illustrare i valori civili portanti contenuti nella pittura fiorita nelle Fiandre nel XVII secolo. Quella parte d'Europa fu teatro di una vera e propria "rivoluzione epocale", che creò le premesse per un'analoga trasformazione anche nel linguaggio espressivo.

A fronte del processo di deificazione di sovrani e pontefici che prendeva corpo nelle corti europee per mano dei pittori più celebrati, in Olanda e nei Paesi Bassi, travolti dalla guerra delle Fiandre, accadeva il contrario. Lì le corti scomparivano e si assisteva, anche per l'affermazione sempre più ampia del Protestantesimo, alla trasformazione borghese della società, dove il protago nista era l'individuo stesso. Il quale a sua volta era alla ricerca di una rinnovata rappresentazione di se stesso. Ci pensarono gli artisti dell'epoca, che, senza commissioni principesche, erano costretti a collocare i propri lavori sul mercato come qualunque altra merce. Questo ha reso possibile la nascita e l'affermazione una varietà di nuovi generi pittorici. Primo fra tutti quello del paesaggio, che, come illustra la mostra romana, nei Paesi Bassi arriva a grande splendore, diventando perfino un importante elemento di unificazione per gli olandesi.

La grande attrazione dell'esposizione sono però i piccoli dipinti di interni, come la meraviglia della “Ragazza con il filo di perle” di Jan Vermeer (quasi congelata nel gesto di mostrare la collana, che va incontro alla luce come se ci fosse un'attrazione reciproca) o “Il Cambiavalute” di Rembrandt, dove la scena sembra che si infiammi, oppure il magnifico “Ammonimento Paterno” di Gerard ter Borch, in cui l'abito in raso dorato della fanciulla sembra frusciare. E' in questa "sublimazione del reale", in questo perfetto equilibrio tra composizione e colore che si condensa l'etica capitalistica del tempo trasmettendo sia valori artistici che contenuti. 

 Come anche nei ritratti di Van Dyck, inimitabili esempi di un genere che nello stesso periodo in Italia andava prendendo connotazioni diverse. Con la Controriforma si spingeva verso espressioni artistiche diverse, allontanandosi dalla rappresentazione dell'individuo. Ne è un esempio l'affresco di Pietro da Cortona con l'allegoria di Papa Urbano VIII, a Palazzo Barberini. Nell'immensa volta, fra i tremila personaggi, il volto del Papa non compare mai, sostituito invece dallo sciame di api (simbolo dei Barberini) che vola verso il cielo.       

La mostra chiuderà i battenti il prossimo 15 febbraio. Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 20 (ingresso consentito fino ad un’ora prima della chiusura). Lunedì chiuso

[16-11-2008]

 
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