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Il Decameron di Luttazzi

al Gran Teatro di Tor di Quinto

di Sara Sbaffi

Due serate di satira allo stato puro al Gran Teatro di Tor di Quinto, con il ritorno di Daniele Luttazzi. Un successo per la versione teatrale del più sfortunato programma televisivo in onda sul La7 lo scorso inverno, chiuso dopo tre puntate, come si ricorderà, in seguito alla battuta su Giuliano Ferrara.

In “Decameron” il poliedrico ed irriverente Luttazzi mette in scena due ore di pura satira, toccando gli aspetti più scomodi della società italiana di oggi che raramente sentiremo in televisione, a cominciare dalla critica al governo e ai suoi ministri,  all’opposizione e al suo leader, con i suoi noti riferimenti sessuali, a volte volgari, per arrivare ad una feroce critica alla Chiesa cattolica, insomma non risparmia proprio nessuno. Luttazzi prende uno per uno i ministri del governo e spiega come fare per sopportarli, “Come faccio a sopportare Bondi? Semplice, lo immagino ad una mostra di Andy Warhol schiaffeggiato da Dita Von Teese con un fallo di gomma”, oppure  la Gelmini come “memole” (il cartone animato) che non sa fare due più due, e paragona Veltroni all’acqua calda che fatica ad uscire,  e il Partito Democratico che da liquido è passato allo stato gassoso, e ovviamente non poteva mancare la vanità di Berlusconi e il suo immenso potere. 

Due ore in cui Luttazzi respira a malapena, la sua velocità di dialettica è impressionante, e dove il sorriso e l’amarezza vanno di pari passo senza mai far calare l’attenzione del pubblico. L’ultima parte è dedicata alla Chiesa, all’enciclica del Papa “Spe Salvi”, che avrebbe dovuto essere l’argomento  della puntata che non è andata più in onda. Luttazzi fa riflettere anche sulla funzione della satira, dell’arte e della libertà d’espressione. La satira deve “mettere il re in mutande” come direbbe Dario Fo, la sua è una funzione di controllo sociale verso il potere, la satira è parlare di fatti che accadono realmente in maniera non omologata e per questo motivo da fastidio e possiamo goderne soltanto nei teatri ( i prossimi a Roma sono Grillo e la Guzzanti, rispettivamente il 21 e 22 novembre e il 13 dicembre). Lo spettacolo di Luttazzi, ispirato al capolavoro di Boccaccio, è un miscuglio di politica, sesso, religione e morte, fa ridere ma è una risata di disperazione.

[16-11-2008]

 
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