
Nella Los Angeles degli anni Venti, una madre lavoratrice vive il dramma della sparizione del proprio bambino. La polizia glielo riporta dopo alcuni mesi di indagini, ma la donna è convinta non si tratti di suo figlio. Sarà l’inizio di un incubo..
L’ultima fatica di Clint Eastwood è passata in concorso al Festival di Cannes, da cui, per l’ennesima volta, il regista è uscito a mani vuote – se non per un quantomeno curioso premio alla carriera -. Dopo il dittico sulla guerra di Iwo Jima – FLAGS OF OUR FATHERS e LETTERE DA IWO JIMA – Eastwood rimane nel passato, questa volta gli anni venti di Los Angeles, per una pellicola che stranamente non è piaciuta alla critica americana. Prendendo spunto da una storia realmente accaduta, e seguendo le documentazioni del processo che è costato la carriera ai vertici della polizia dell’epoca, il regista porta a galla un’altra vergogna americana.
La cruda vicenda contiene verità difficili a credersi che raggiungono dei tratti kafkiani, e la sceneggiatura abbraccia ogni singolo passaggio portando nel film una sovrabbondanza di temi – l’indagine, il manicomio, la corruzione, la pena di morte -. Eastwood padroneggia senza problemi ogni aspetto, grazie ad una messa in scena che rasenta la perfezione alternando diversi stili – melodramma, thriller, processuale -. Questa volta il regista usa meno giri di parole raccontando un’enorme ingiustizia nei minimi dettagli, per un grande romanzo di denuncia che cerca la partecipazione dello spettatore con tanto di catarsi finale – il processo e le condanne – e dove i cattivi sono facilmente riconoscibili già a partire dai volti. Per questo c’è un approfondimento nei personaggi che ruotano attorno alla protagonista meno sottile rispetto al solito.
Il dramma vero, che non conta su di un lieto fine, è quello di una madre e del suo bambino, ed è nel tratteggiare la sua eroina che Eastwood dà conferma della sua straordinaria sensibilità cinematografica, con alcune scene strazianti – la sfuriata contro il bambino spacciato per il figlio, o l’abbraccio finale, di una famiglia riunita, a cui assiste da spettatrice la protagonista -. Immancabilmente impeccabile il lavoro tecnico e la direzione dell’intero cast.

[16-11-2008]
DOM[21-11-2008 15:48:03]
Beh... oscar come miglior film, conterà qualcosa, che dici? O pensi che li regalano?
SPARTI[20-11-2008 15:21:19]
Beh, il mondo è bello perchè vario. Fatto presente che vincere oscar non è garanzia di qualità, a mio avviso "Million dollar baby" è un bel film ma non un capolavoro assoluto. Il perchè? In sceneggiatura ci sono vari buchi, la storia e i personaggi non sono per nulla originali e banali in alcuni tratti, il regista in alcune scene sembra cercare solo la lacrima dello spettatore. Tutto questo obviously SECONDO ME. :-)
DOM[20-11-2008 11:45:52]
Sparti, ci capisci tanto di cinema.... A parte il fatto che ha vinto 4 oscar, Million dollar baby è un capolavoro assoluto.
SVEVO[19-11-2008 19:15:52]
..sopravvalutato e populista million dollar baby..vabe, sorvoliamo...
R. Sparti[19-11-2008 16:24:00]
Splendido...avrei dato come voto anche qualcosa in più. Lo trovo un degno elemento complementare di "Mystic river", oltre che completare il discorso sull'infanzia violata iniziata con "Un mondo perfetto". Senz'altro superiore al sopravvalutato e populista "Million dollar baby".





