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L'Espresso - Brunetta, botta e risposta ad alta tensione

Il settimanale pubblica una polemica inchiesta, il Ministro risponde per le rime

Di Filippo Pazienza

Velenoso botta e risposta tra "L'Espresso" e il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Tutto nasce da un'inchiesta pubblicata dal settimanale nella cover story dell'ultimo numero, uscito il 13 novembre, che ha immediatamente agitato le acque nell'opinione pubblica. Più che un'inchiesta, a dire la verità, quella dell'"Espresso" è una vera e propria disamina dettagliatissima di tutta la carriera, politica e non, di uno dei ministri più "famosi" dell'attuale Governo Berlusconi, reso celebre agli occhi del cittadino dal suo tentativo di stanare i numerosi difetti della macchina amministrativa pubblica.

L'intento dei giornalisti che hanno curato l'inchiesta, Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo, è stato quello di ripercorrere le tappe fondamentali del cammino professionale e privato di Brunetta per mettere in luce quegli aspetti che in qualche modo potessero cozzare con l'immagine di sè che il ministro ha contribuito a creare in questi ultimi mesi. In pratica, secondo il settimanale, anche il protagonista della "caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici", avrebbe i suoi scheletri nell'armadio. Semplici incidenti di percorso o pesanti macchie nel "Curriculum Vitae", spetta ai lettori dare il verdetto, noi ci limitiamo ad elencare alcuni dei più importanti pomi della discordia.

Fittipaldi e Lillo pongono l'accento soprattutto sugli anni passati da Brunetta a Strasburgo in qualità di europarlamentare. Secondo i loro calcoli, l'attuale ministro "in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due", compilando nello stesso periodo solo due relazioni, "i cosiddetti rapporti di indirizzo" ritenuti non proprio un esempio di grandissima partecipazione ai lavori. Media bassa anche per quanto riguarda le presenze, in qualità di Vicepresidente, nella "Commissione Industria" e in quella "Per i problemi economici e monetari" dove non ricopriva la stessa carica. Stesso identico discorso per il municipio di Ca' Loredan (Venezia), dove è stato consigliere comunale e capo dell'opposizione dal 2000 al 2005. Su 208 sedute si è fatto vedere solo in 87 occasioni, ovvero quattro presenze su dieci, "il peggiore fra tutti i 47 consiglieri veneziani".

Anche la carriera nel mondo accademico è finita sotto la lente d'ingrandimento. Da Professore associato di Economia a Tor Vergata, nel 1992 Brunetta partecipa al concorso nazionale per diventare ordinario. In un primo momento risulta nell'elenco dei 17 vincitori. Poi, però, un membro della commissione denuncia la "lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione" (senza comunque fare alcun esplicito riferimento a Brunetta ed altri candidati), il presidente si dimette e la nuova commissione lo esclude. Il Tar lo boccia e lo stesso Brunetta decide di ritirare il ricorso dinanzi al Consiglio di Stato. Nel 1999, approfittando dell'introduzione dei concorsi locali, partecipa al bando presso l'Università di Teramo. Il posto è uno solo ma vengono designati tre vincitori. La cattedra va al candidato del luogo ma anche gli altri due ottengono 'l'idoneità'. Brunetta è uno dei due e torna a Tor Vergata con la promozione.

L'inchiesta prosegue con l'analisi del patrimonio immobiliare, dova fa bella mostra di sè la casa romana che Brunetta, sempre secondo l'"Espresso", avrebbe comprato a prezzi decisamente inferiore ai livelli di mercato. Parliamo di appartamento ottenuto all'epoca dall'Inpdai per il quale il ministro per circa 15 anni ha pagato un canone che non ha mai superato i 35o euro mensili. La svolta arriva nel 2005 con la vendita del patrimonio degli enti pubblici e la possibilità, per Brunetta, di acquistare la casa con uno sconto del 40% sul valore stimato. Insomma, tralasciando per questioni di lunghezza analoghe considerazioni fatte a proposito della villa di Ravello, ne risulta un lavoro di redazione che, al di là delle opinioni personali, sarebbe stato giornalisticamente perfetto se non avesse ecceduto qua e là in toni un po' troppo sarcastici e superflui visto l'argomento trattato.

La risposta del ministro della Funzione pubblica non si è fatta attendere. Come spesso accade in politica, anche in questo caso quella che "dall'altra parte" è stata considerata un'indagine in grado di far emergere lati "oscuri" del suo passato è risultata, agli occhi del diretto interessato, una buona occasione per esaltarne invece le virtù. Brunetta ribatte praticamente punto su punto. Ecco alcuni passi della replica che il ministro ha indirizzato all'"Espresso" dal sito del Governo: "Durante il concorso nazionale per diventare professore ordinario ho scontato il non essere parte del mondo dei baroni, il non avere protezioni, altro titolo di merito. Teramo, invece, non è stata una scelta, ma il rispetto della legge".

Per quanto concerna l'attivita di europarlamentare: "Sono stato relatore di una direttiva su accesso e interconnessione, direttiva fondamentale (e non "di indirizzo") del pacchetto normativo sulle telecomunicazioni, e di un regolamento direttamente applicabile negli ordinamenti interni degli stati membri in materia di energia, oltre ad aver lavorato su altri dossier, come relatore ombra o per parere, ed aver interrogato le istituzioni comunitarie". Il ministro ricorda anche la "la consulenza di cinque anni al Ministero del Lavoro, a titolo gratuito, che mi ha procurato l'interessamento delle Brigate Rosse". Proprio il suo status di "scortato" in conseguenza alle minacce ricevute dalla Br avrebbe fatto infuriare Brunetta relativamente alla pubblicazione di notizie che, a suo dire, faciliterebbero l'individuazione di indirizzi, spostamenti e dati comunque personali del ministro.Tanto per non farsi mancare nulla nella sua risposta alle accuse del settimanale, Brunetta raccoglie anche la sfida sul piano dell'umorismo e rilancia: "Le case me le sono pagate accendendo mutui, che L'Espresso si è preoccupato di controllare e confermare. Bravi. Aggiungo un particolare, che all'ottima redazione è sfuggito: per gli investimenti immobiliari ho anche usato i soldi del loro Gruppo, l'Editoriale L'Espresso, che mi sono stati consegnati non proprio spontaneamente, ma a seguito di una diffamazione riconosciuta come tale dalla giustizia italiana".

link articolo l'Espresso

 

 
 

[16-11-2008]

 
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