Giornale di informazione di Roma - Martedi 12 dicembre 2017
 
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Traditi o traditori: a noi la scelta

 “Sei un Giuda” è un’offesa che purtroppo è indirizzata a molti, disprezzabili personaggi, meritevoli a pieno titolo di questa definizione.
Quando si parla di tradimento c’è sempre una costante: il venir meno della fiducia data
 
Il tradimento è parte del nostro vissuto quotidiano e purtroppo è  anche parte integrante della nostra storia: dal bacio che Giuda diede a Cristo poco dopo averlo venduto per trenta denari alle sessanta pugnalate con cui fu ucciso Cesare nel corso di una congiura a cui partecipò il suo pupillo Bruto. 
Anche se sono passati duemila anni non è cambiato il modo, la forma e neppure la sostanza. 

Perché si arriva al punto di tradire? 
Forse per denaro? Per potere o per ottenere in cambio dei favori? Per togliere qualcosa a qualcuno per poi appropriarsene? Perché tradiamo la persona che amiamo, quando sappiamo benissimo che gli stiamo spaccando il cuore? 
Forse semplicemente si tradisce per stupidità. E’ tutto qui. E poco importa cosa spinge a tradire: se la cattiveria, l’invidia, la paura, l’ignoranza, il cinismo. Perché in qualunque forma si tradisce feriamo in modo incommensurabile il tradito.

Credo che tradire la fiducia, significa tradire quell’affinità elettiva o affettiva che si è stabilita fra due persone e che si nutre di desideri e speranze condivise. 
Il tradimento si traduce sempre in un comportamento che danneggia chi si fida e che, quindi, è completamente impreparato a quello che appare come un improvviso e inspiegabile voltafaccia.
Al di là di chi è il traditore e di chi è il tradito il tradimento coinvolge la relazione in sé, vale a dire il Noi, oltre all’Io ed il Tu.

Mi chiedo come possiamo difenderci dal tradimento. Ma capisco che a volte la vita ci tira dei tiri mancini e il tradimento purtroppo è uno di quelli: imprevisto, che sgomenta e annichilisce.
La possibilità di essere traditi è sempre in agguato, ma anche quella di diventare traditori. Non solo non possiamo giurare sul comportamento dell’altro, ma onestamente non possiamo mai neppure giurare su noi stessi poiché nessuno può predire quanto e come l’incontro con l’altro ci cambierà, né cosa creeremo insieme all’altro.

Il tradimento ci pone di fronte alla presa di coscienza dell’individualità di ognuno di noi e di quanto siano precarie le relazioni umane, indipendentemente dalla loro durata e dalla profondità del legame istaurato.
La domanda che più mi sta a cuore è alla base: perché diamo così poco valore all’orgoglio, alla dignità e alla lealtà?

Credo che nonostante il dolore che viene provocato al tradito, l’unica cosa che tradisce un traditore è la sua coscienza. Il traditore è senza certezza, perché tradisce in primo luogo ciò in cui crede.

Chi tradisce e mette in primo piano le sue piccole e materiali bassezze personali rispetto a idee più alte e senza valore come l’amicizia, la collaborazione professionale, la stima reciproca, l’amore eterno, avrà un piccolo marchio d’infamia tatuato sull’anima, che gli impedirà di guardarsi serenamente allo specchio. Un segno della propria pochezza che gli ricorderà sempre, nonostante si finga indifferenza di fronte alla propria vergogna, come si poteva essere più orgogliosi, più dignitosi, più leali.
 
scrivete a: alessandrascortichini@yahoo.it  

[09-11-2008]

 
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