
L´economia regionale rallenta pesantemente e scopre il fianco al diffondersi di fenomeni preoccupanti. La quota di
lavoratori precari rispetto al totale è la più
alta d´Italia (9,8%). Se a questa si aggiungono i contratti a tempo determinato, prende corpo un esercito di
occupati "flessibili" che rappresenta oltre il 25% della forza lavoro regionale e ha al suo interno una quota di laureati superiore a quella registrata tra coloro che hanno un contratto a tempo indeterminato. E ancora: sono colpiti da
usura oltre 23 mila il 28,7% degli attivi, con un giro d´affari che ormai si aggira intorno ai due miliardi di euro.
Sono alcuni dei dati più significativi del
Rapporto annuale sulla società e sull´economia del Lazio, elaborato dall´ufficio studi di
Sviluppo Lazio per conto della Regione. Un volume corposo dove l´abbondanza dei numeri si lega a un sottile filo rosso che disegna l´immagine di un territorio e di un´economia tra i più avanzati d´Italia in cui però aleggia lo spettro della povertà e soprattutto della sperequazione del reddito. La forbice che divide i ricchi dai poveri si allarga sempre più portando il Lazio al terzo posto in Italia (dopo Sicilia e Campania) tra le regioni in cui la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è maggiore.
A conferma di questo dato, il
32,1% delle famiglie si dichiara in difficoltà ad arrivare a fine mese; il 28,9% si dice incapace di affrontare spese inattese e il 9,7% è in arretrato con le bollette.