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Obama, e l'America gira pagina

Il candidato democratico stravince un'elezione che rimarrà nella storia

Barack Obama di Filippo Pazienza 

Barack Obama è il 44esimo Presidente degli Stati Uniti D'America. In attesa di vedere se e come il 47enne di orgini kenyote saprà rispondere all'immenso carico di aspettative che da adesso grava sulla sua persona, questa è già una notizia. Sì, perchè per la prima volta accede alla Casa Bianca un afroamericano, di colore e figlio di un immigrato. Una svolta epocale che cade in un momento storico in cui l'America aveva senza dubbi bisogno di un "grande cambiamento", come in molti lo hanno definito.

Un successo, quello del candidato democratico, che non ammette polemiche e non lascia spazio a retropensieri di sorta. Ad oggi, con 27 grandi elettori ancora da assegnare, Obama ne ha incassati già 349 contro i 162 del rivale McCain. Una quota ampiamente superiore ai 270 consensi necessari previsti dalla Costituzione. Vittoria schiacciante perchè risultato di un coacervo di consensi che va ben oltre quei bacini elettorali cui tutti facevano riferimento agli inizi di questa lunga maratona. Non solo i neri, non solo le minoranze, ma anche donne, giovani e molti ex-repubblicani che hanno visto in Obama il candidato giusto per rilanciare un paese grande quanto il numero di interrogativi che lo assillano in questo periodo.

Obama ha trionfato in tutti i cosiddetti "swing states", ovvero quegli stati tradizionalmente termometri dell'andamento nazionale dei voti e fondamentali per aggiudicarsi la contesa. Il futuro presidente ha vinto in Indiana, Virginia (dove i democratici non trionfavano dal 1964), North Carolina, Ohio e la famigerata Florida, da sempre decisiva coi suoi 27 grandi elettori. Da nord a sud e da est ad ovest, la macchia blu (colore che caratterizza i democratici) ha trovato terreno fertile in tutto il paese, sinonimo di un consenso generalizzato e senza limiti. La voglia di cambiamento è stata espressa anche sul piano strettamente numerico, se è vero che McCain è stato travolto anche nel voto popolare, staccato di oltre sette milioni di voti.

La presidenza Obama parte col piede giusto anche per quanto concerne l'appoggio che il futuro presidente avrà dal Congresso. Infatti, con l'occasione gli americani erano chiamati anche al rinnovo di un terzo del Senato e dell'intera Camera dei rappresentanti. Anche qui non c'è stata storia. Al Senato i democratici confermano il loro controllo guadagnando diversi seggi sui rivali (57 a 40 in questo momento), mentre si può parlare di vera e propria valanga alla Camera, dove il partito di Obama guida con 254 rappresentanti contro i 173 dei repubblicani. Era dal 1992 che i "democrats" non potevano contare, nello stesso momento, sul controllo di Camera, Senato e Casa Bianca.

Da oggi, però, inizia il momento più difficile. Smaltita a poco a poco l'euforia che lo accompagnerà al giuramento del 20 gennaio prossimo, Obama inizierà a fare i conti con una situazione delicata. I nodi primari dell'agenda sono quelli noti: economia, Iran, Iraq e terrorismo internazionale. Dopo la capacità mediatica che l'ex senatore dell'Illinois ha messo in campo in questi ultimi mesi, adesso gli americani si aspettano molti fatti e poche chiacchiere. Altrimenti, quest'ondata di cambiamento accolta come un evento storico, lascerebbe presto spazio ad una tremenda delusione.

 
 

[06-11-2008]

 
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