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Allegria comica e pensosa malinconia

Alla Galleria “Segni Mutanti” la nuova mostra di Natino Chirico

di Nicola Navazio

Il cinema, da molti anni tema privilegiato della poetica di Natino Chirico, è il perno indiscusso della personale dell'artista calabrese, ospitata fino al prossimo 8 novembre negli spazi della Galleria “Segni Mutanti” di Roma. "Doppio registro. Icone del cinema tra allegria comica e pensosa malinconia", è il titolo della mostra curata da Emidio de Albentiis ed organicamente inserita nella terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione Risonanze.

L’idea portante dell'evento espositivo è cogliere la sottile quanto misteriosa relazione che imbriglia in una medesima rete di emozioni e sentimenti la comicità e la tragicità. L’autore conduce il visitatore entro questo doppio registro dando vita ad una rassegna essenzialmente ma non esclusivamente pittorica. Accanto alle tele in tecnica mista non mancano infatti alcune sagome di note figure del cinema realizzate in metacrilato, materiale che in questi ultimi tempi ha molto interessato Chirico.

Estrapolando singoli fotogrammi e lavorandoci sopra (straordinario il risultato realizzato con Anna Magnani nell’intramontabile scena tratta da “Roma Città Aperta” di Roberto Rossellini, oppure quello ottenuto sull’inconfondibile passo da set del Maestro Fellini, o ancora sull’immortale figura del vagabondo di Charlot) Chirico propone un interessante paradosso: ogni frammento di pellicola ribadisce la sua appartenenza ad un mondo sospeso tra apparente concretezza e inevitabile precarietà. Anche un film famosissimo infatti va incontro all’oblio, con una progressiva trasformazione della sua memoria da icona attuale ad icona di ieri, seppure mitizzata. Nel momento in cui l’artista interviene con il suo inconfondibile stile e i suoi graffianti segni finisce con il far rientrare quelle icone nel mondo attuale, restituendo loro un’immediatezza vitale viceversa pressoché assente nell’evanescenza del mito.

In questo allestimento dell'artista nato a Reggio Calabria nel 1953, ma che da più di trent'anni vive e lavora a Roma, l’evocazione dei miti cinematografici che appartengono all’immaginario collettivo sono dunque il presupposto fondamentale per una riflessione sulla magia e sulla precarietà della Settima Arte, perfetta metafora della condizione umana, del suo fascino e del suo mistero.

[27-10-2008]

 
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