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Il ritorno di Giulio Cesare

Una mostra dedicata al protagonista assoluto dell’Antica Roma

 Di Manuela Navazio
 
Cesare torna a Roma, protagonista della prima monografica mai dedicata al condottiero, in Italia e nel mondo, allestita al Chiostro del Bramante fino al 5 aprile. "Giulio Cesare. L'uomo le imprese, il mito" svela al pubblico tutti gli aspetti dell'eroe, dalle imprese belliche agli amori, dall'attività intellettuale a quella ingegneristica. Documenti archeologici, sculture, mosaici, affreschi, gioielli, gemme e monete provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri sono esposti per ricordare il protagonista assoluto dell'Antica Roma, quello che fu definito il primo “dittatore”, artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano.

 L'esposizione raccoglie duecento opere che raccontano il condottiero, lo scrittore e il sottile politico, un brillante uomo di mondo, padre adottivo di Gaio Cesare Ottaviano, suo pronipote, destinato a succedergli con il titolo di Augusto. Una carriera politica, quella di Cesare, intrapresa in età ormai adulta, inconsueta per quei tempi, ma piena di successi dovuti alla sua intelligenza, alla dote dell'astuzia e ad una poliedrica personalità. Non a caso il percorso espositivo inizia con il celebre ritratto detto “Cesare Chiaramonti, delle collezioni dei Musei Vaticani, che rappresenta un Giulio Cesare in età matura, con le guance scavate dalle fatiche e dalle privazioni, la fronte alta e rugosa, lo sguardo penetrante, deciso e volitivo. Un ritratto realistico, “romano” e tuttavia idealizzato.

 Con Cesare sono rappresentati anche i protagonisti della scena politica e sociale del suo tempo come Cicerone, Crasso, Marco Emilio Lepido e Pompeo, ultimo avversario, sconfitto da Cesare a Farsalo. Non possono mancare testimonianze di Cleopatra, donna di doti intellettuali e politiche non comuni, sovrana d'Africa di cui sono esposte il celebre ritratto ellenistico dei Musei Vaticani e l'eccezionale busto in basalto della sovrana proveniente dal Museo Egizio di Torino ritratta nei tradizionali costumi del faraone.

Non mancano straordinarie opere d'arte di età cesariana, a documentare il lusso e la bellezza delle case del patriziato romano, nell'Urbe come altrove nel territorio della repubblica. In perfetto stato di conservazione è l'argenteria ritrovata nei pressi di Pompei, a Boscoreale, nella seconda metà dell'Ottocento, oggi conservata a Roma, nei Musei Capitolini. Oltre alle argenterie, le arti suntuarie sono documentate attraverso splendidi oggetti di varie tipologie e di uso: tra i vetri, celebri quelli contraddistinti per la lavorazione a cammeo, come il piatto a soggetto dionisiaco del Museo Archeologico di Napoli e il frammento con “Perseo che libera Andromeda”.

 Indicativi dello sfarzo e dell'opulenza una serie di collana in oro utilizzate anche intrecciate agli abiti, agli specchi in argento, agli anelli e alle gemme preziose. La mostra si conclude con la risoluzione della crisi egiziana, apertasi con la dichiarazione di indipendenza da Roma da parte di Marco Antonio, e in particolare alla figura di Cleopatra, con la tela del grande pittore orientalista Jean André Rixen (1846-1924), in Italia per la prima volta e proveniente dal Muséè des Augustins di Tolosa: “La morte di Cleopatra”.

Se il culto di Cesare non si spense mai, neppure negli anni oscuri successivi alle invasioni barbariche, fu però in età medievale e con l'avverarsi del Sacro Romano Impero che il suo mito riprese forza e vigore, tanto da additarsi nella sfera sovrastante l'obelisco vaticano l'urna cineraria del grande condottiero. La mostra riunisce per la prima volta documenti archeologici di notevole importanza, plastici appositamente realizzati per ricostruire la Roma di Cesare, circa cento dipinti tra cui Guido Reni, Rubens, Tiepolo, Hayez, Rixens e filmati d'epoca che ne ripercorrono il mito cinematografico, anche tra costumi di scena e scenografie.

Un progetto sfarzoso per celebrare una vita trascorsa nell'azione, militare e politica, tanto con gli alleati quanto in solitudine. Condottiero, capo carismatico, ma anche letterato, autore dei "Commentarii de bello Gallico" e "Commentarii de bello civili", costruttore lungimirante e innovativo, Cesare torna finalmente nella sua Roma.

[26-10-2008]

 
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