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Beata sapienza, il risveglio della piazza

150 scuole e 20 facoltà occupate

di Simone Chiaramonte

150 scuole e 20 facoltà universitarie occupate, più di 300 manifestazioni tenute in Italia dal primo ottobre. Sono i numeri divulgati dal Viminale, che lasciano intendere la nascita di un grande movimento che va progressivamente dilagando. Eppure qualche giorno fa altri dati indicavano una situazione completamente divergente: Berlusconi con un consenso oltre il 60%, la Gelmini, Brunetta e Tremonti indicati come gli eroi del Paese. Da una parte l'Italia che scende in piazza, dall'altra quella che si compiace per l'operato del proprio governo. Dati opposti che si compenetrano: l'Italia è di fronte ad un bivio.

I decreti sull'istruzione sono tutto di fronte all'improbabile 'nulla', con cui il presidente del Consiglio ha cercato di sottostimare le nuove discipline in materia scolastica ed universitaria. I contenuti dei provvedimenti sono rivoluzionari, ciò che sorprende è che vengano trattati attraverso decreti-legge , ossia per mezzo di uno strumento utilizzabile solo "in casi straordinari di necessità ed urgenza", come recita l'articolo 77 della Costituzione. Eppure resta da chiarire quali eventi calamitosi si siano imbattuti sulla Repubblica, tali da giustificare l'insofferenza governativa.

Ebbene il dl 137 , la cui legge di conversione dopo la già avvenuta approvazione alla Camera verrà votata il 29 in Senato, lancia un preciso messaggio: lo Stato non può garantire alle famiglie più di 4,8 ore giornaliere di scuola elementare, attraverso la presenza di un maestro unico tuttofare a partire dal prossimo anno. La previsione di eventuali "ammucchiate" aggiuntive, qualcuno ha rievocato il doposcuola, non è precisata nel testo ma, quante pretese, la straordinaria necessità giustifica l'omissione. I genitori intanto non nascondono preoccupazione, soprattutto se in condizioni economiche difficili o magari perché dipendenti pubblici, rincorsi col forcone dall'ombra di Brunetta.

La legge 133 ribadisce il concetto: poiché lo Stato potrà garantire sempre meno risorse agli atenei, si dà la possibilità alle università pubbliche di deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. Fare gli americani in 'Italì' non è però mai stato molto semplice. In particolar modo non si può pretendere di abbattere il welfare state a colpi di decreti, senza una seria discussione preliminare ed una precisa consapevolezza delle conseguenze. Insomma un salto all'interno di un buco nero, tanto per vedere l'effetto che fa.

Intanto gli studenti continuano a protestare, quelli delle università romane il 23 ottobre hanno tentato di raggiungere il Senato ma cordoni di poliziotti hanno bloccato a lungo il proseguo della marcia. A piazza Navona, dove il corteo si è arenato, il proprietario di un noto bar, in cui la consumazione di un cappuccino potrebbe risollevare il bilancio di uno stato, si è affrettato a chiudere le saracinesche.

In tv, poco più tardi, alcuni giornalisti si sono scandalizzati per le "parole impronunciabili" urlate durante il corteo: ma vaffanculo, verrebbe da sintetizzare. A ciò si sono aggiunte le dichiarazioni del premier: "In piazza gruppi di facinorosi". (Dichiarazioni poi smentite dal Premier Ndr.)

Ecco dunque come la tv riesce a stravolgere la realtà, il barista di piazza Navona non sarà né il primo né l'ultimo a barricarsi dentro il negozio. Un corteo sì caloroso, sentito particolarmente dagli studenti ma assolutamente pacifico. Quanto rumore e quanta avversione per le grida di alcune migliaia di persone, quando la voce soffusa di una persona all'interno dell'ultimo tg italiano per numero di ascoltatori raggiunge almeno un milione e mezzo di individui. Si può essere di destra o di sinistra ma non ci si può accontentare sempre e soltanto di una realtà virtuale e mediata. "Se non vedo, non credo", diceva un santo. Beata sapienza...        

 
 

[24-10-2008]

 
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